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L’Assedio di Palmanova – 1813 1814 – G. Centanni

img531f7e29e7dd3I lavori per la costruzione della città di Palmanova iniziarono il 7 ottobre 1593 festa di Santa Giuliana e anniversario della vittoria di Lepanto e durarono per qualche decennio. Il nome della città venne mutato da quello dello scomparso villaggio di Palmade.
La sua simmetria è perfetta come un teorema, un poligono regolare che, aprendosi agli angoli in nove baluardi a punta di freccia, forma una grande stella a nove punte. La sua conformazione la rendeva difficilmente danneggiabile dalle artiglierie le quali non riuscivano ad infliggere danni rilevanti sulle sue pareti trasversali. Fu proprio il Generale dell’Artiglieria della Serenissima, Giulio Savorgnan, esperto dell’artiglieria d’assedio ed abituato a calcoli esatti ad ideare il progetto con la precisione di un congegno meccanico.
Sotto i baluardi gira un profondo fossato. Dalla piazza centrale si irradiano tre borghi che arrivano alle tre porte e tre contrade che toccano gli spalti. Dal primo dei quattro anelli di vie trasversali partono altre dodici contrade con altre vie trasversali che tagliano borghi e contrade a formare degli ennagoni regolari fino ad arrivare agli spalti.
Poderosa ed inespugnabile ma al tempo stesso elegante, Palmanova assolse pienamente al suo compito di fermare qualsiasi velleità espansionistica dell’Austria e dei turchi sui territori italiani.
Dentro le sue mura il Leone di San Marco potè dormire tranquillo fino alle guerre Napoleoniche, quando nel 1813 l’Austria insieme alle potenze alleate dichiarò guerra alla Francia ed iniziò le ostilità nel Friuli contro le truppe franco-italiane del Regno Italico.
Palmanova ed Osoppo erano gli unici presidi rimasti in terra friulana dopo la ritirata su Verona del Vicerè Eugenio Napoleone ed il giorno 26 ottobre furono investite dall’assedio austriaco.
Proprio il 10 ottobre il Vicerè d’Italia aveva ordinato di completare l’armamento e l’approvvigionamento della fortezza disponendo che la guarnigione, al comando del Generale Barone di Valterre, fosse portata ad un totale di 3.500 uomini.
La guarnigione durante il periodo dell’assedio (26 ottobre 1813 – 20 aprile 1814) era composta da:
due battaglioni del 1° Rgt Fanteria leggero italiano;
un battaglione del 35° Rgt Fanteria di linea francese;
due compagnie del 9° Rgt Fanteria di linea francese;
due compagnie del 52° Rgt Fanteria di linea francese;
due compagnie del 67° Rgt Fanteria di linea francese;
quattro compagnie di artiglieria da piazza formate da
– due compagnie del 3° Rgt artiglieria della linea francese
– due compagnie del 2° Rgt artiglieria reale italiana;
due batterie di artiglieria da campagna del 4° Rgt a cavallo francese;
cinque compagnie di deposito formate da soldati appartenenti a:
-2° Rgt Fanteria leggero italiano
-4° Rgt Fanteria leggero italiano
-7° Rgt Fanteria di linea francese
-13° Rgt Fanteria di linea francese
-133° Rgt Fanteria di linea francese
Comandava gli austriaci il Generale Barone Civitz che aveva posto il suo comando generale a Cruaglio. Per garantire l’assedio gli austriaci schierarono quattro squadroni di ussari tra San Giorgio di Nogaro e Cervignano tagliando ogni comunicazione della fortezza verso il mare. Venne anche fermato il corso del fiume Roggia che causò il blocco di tutti i molini cittadini. Dovettero essere riattivati i vecchi molini a mano e a cavallo.
Nonostante anche i ripetuti bombardamenti e le privazioni imposte dal blocco Palmanova resistette per sei mesi fino al 20 aprile 1814, quando venne reso esecutivo l’armistizio firmato quattro giorni prima con il quale la città venne ceduta in cambio del lascia passare per la guarnigione. Nel pomeriggio del 20 le truppe franco – italiane uscivano dalla Porta Marittima (oggi Aquileia) mentre gli austriaci entravano dalla Porta Udine.
La fortezza rimase inespugnata.
Recentemente con decreto del Presidente della Repubblica la città è stata dichiarata monumento nazionale.
Durante l’assedio vennero battute monete ossidionali del valore di 50 Centesimi e cartamoneta d’emergenza.
Alcuni rarissimi esemplari sopravvissuti di prove e biglietti sono conservati nel museo di Udine.

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