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→[b][size=xx-large][color=000099][font=Arial]PIRATI, II parte[/font][/color][/size][/b]

[i][b][size=x-large][color=000099][font=Arial]Autore: A. de Lellis[/font][/color][/size][/b][/i]


PREFAZIONE: Filibustieri, Bucanieri, Corsari e Pirati. Sicuramente oggi giorno vi è molta confusione tra le varie terminologie attribuite comunemente alla parla Pirata. Infatti a seconda della provenienza, dell'organizzazione e del periodo di attività e dell'attività stessa, va obbligatoriamente fatta una profonda distinzione tra le varie famiglie di predoni del mare.

FILIBUSTIERI

Tra i primi dell’epoca d’oro della pirateria sicuramente si collocano i Filibustieri. Sull’origine di questo termine due scuole di pensiero si dividono tra la similitudine inglese freebooter, (fare liberamente bottino) e filibusta, cioè organizzati in un gruppo, cioè la filibusta.La loro attività inizia con il 600, ed è strettamente legata agli avvenimenti storici del periodo, alla dominazione spagnola e non per ultimo alla famigerata, e contesa isola di Tortuga, detta così per l’assomiglianza con il simpatico animale. Exquemelin, fa nel suo libro, un meraviglioso resoconto di quell’epoca e sopratutto di quei luoghi, allora ai confini della civiltà, infestati di ogni tipo di insetto e malattia tropicale, dove le speranze di vita erano veramente limitate. Contesa tra Francia e Spagna per la sua strategica posizione, Tortuga vede cambiare in continuazione il proprio governatore, quasi in parallelo al mutamento degli assetti politici europei, fino a che la Spagna inconsapevolmente, con il proprio desiderio di espansione territoriale, non si ritrova con francesi e inglesi cacciati da Saint Kitts e olandesi cacciati da Saint Croix, tutti insieme su Totuga, e questo nucleo di coloni, di diversa provenienza, costituisce il primo avamposto della Filibusta. Concepito il pasticcio contro il quale la Spagna era andata a cozzare, tentò a più riprese di riconquistare la temuta isola, ma senza risultati longevi, fino a quando il governatore francese François Levasseur dopo l’ennesima riconquista dell’isola nel 1630, decise pur non avendone il potere di concedere lettere da corsa ai Filibustieri, per attaccare le navi spagnole, ponendo i filibustieri a metà tra il pirata e il corsaro legalmente autorizzato.
Con la stessa motivazione il governatore della Jamaica, chiese l’aiuto dei filibustieri contro la minaccia inglese, ancora una volta senza l’autorità di emettere alcuna autorizzazione legale ad attaccare navi spagnoli. Ecco dunque in breve chi erano i Filibustieri,a metà tra pirati e corsari, avendo delle autorizzazioni ad attaccare non ufficiali, ma coalizzati contro il predominio spagnolo, con lo scopo comune di arricchirsi a dispetto di chi voleva sottrarre loro le colonie. Tra i grandi Filibustieri, e doveroso ricordare Jérémie Deschamp, che fu direttamente legato alle vicende dell’isola di Tortuga, avendola riconquistata, ed essendone stato governatore per svariato tempo, e sicuramente Francesco Nau detto l’Olonese, e Henry Morgan, che entrambe in quel di Panama, lasciarono un’impronta indelebile, con le loro terribili ma altrettanto coraggiose azioni. Altra distinzione importantissima riguardo i Filibustieri, era il fatto che si muovevano solitamente in piccole flotte composte da molti uomini e non in piccoli gruppi come i Pirati. A conferma di questo c’è il fatto che ben presto a rinforzare le già ampie file dei Filibustieri, giunsero anch’essi a loro volta cacciati dall’isola di Santo Domingo i Bucanieri.

I BUCANIERI

Anche in questo caso, il termine rispecchia l’usanza di quest’altra tipologia di predone del mare. Infatti con il termine francese Boucanier, si indicava l’usanza di questi cacciatori, di affumicare la carne sul Bouchan, un’aspecie di enorme spiedo, dal quale deriverebbe il termine sempre francese Barbeque. I bucanieri, una volta uniti ai filibustieri, costituirono poi quella fratellanza (essendo anche loro di varia provenienza), più conosciuta come “I Fratelli della Costa”. Ancora Exquemelin, ci fa un dettagliato resoconto del loro modo di vivere. Rimanevano per mesi quasi dispersi nell’entroterra delle colonie per cacciare tutta quella selvaggina, come ad esempio cinghiali, che era stata importata dall’Europa e che in un primo tempo era stata lasciata sulle isole con lo scopo di proliferare e costituire una riserva naturale di cibo al passaggio delle navi. Il frutto di questa attività costituiva moneta di scambio per i loro commerci, in particolar modo con gli olandesi. Tutto questo perdurò in modo più o meno pacifico, fino a quando le loro attività non vennero disturbate dalla repressione spagnola, che vide sottrarre i territori di caccia ai bucanieri. Fu questo il motivo per il quale si unirono ai Filibustieri, costituendo I Fratelli della Costa, e diventando un’arma formidabile per le loro incursioni. Infatti i Bucanieri, vivendo di caccia, erano dei formidabili tiratori, che arrampicati su di un pennone, o nel fango di una palude caraibica, riuscivano con i loro lunghi fucili a colpire con precisione qualunque bersaglio, costituendo verosimilmente una specie di fanteria di mare , o di marines dell’epoca. Un esempio storico di questa loro abilità, che oggi ci fa sorridere, e quando durante uno dei tanti assedi di Panama, gli spagnoli colti da disperazione aizzarono una mandria di tori contro i Fratelli della Costa, nel tentativo di intimorirli, non considerando che tra loro c’erano i bucanieri, che con i loro colpi precisi, non fecero neanche avvicinare i tori agli assalitori.

I CORSARI

Il corsaro può definirsi il più nobile tra i predoni del mare, in quanto l’unico autorizzato legalmente, attraverso una lettera da corsa, a praticare scorribande nei confronti della nazione ostile. Una lettera da corsa o anche patente da corsa null’altro era che l’autorizzazione data dal governo ad un corsaro, al suo equipaggio e quindi alla nave , di cacciare e depredare navi o avvolte colonie ostili alla propria nazione, per poi spartire il ricavato di tali azioni tra la nazione stessa e i partecipanti alla “caccia”. Molte volte i corsari armavano di propria tasca delle navi e trovare un equipaggio non costituiva grandi difficoltà con le promesse di ricchezza, altre volte venivano costituite delle vere e proprie società per armare una nave sotto il comando di un’abile corsaro, mentre gli armatori rimanevano a terra in attesa dei frutti del loro investimento. Per quanto riguarda i vantaggi da parte delle nazioni, ad ingaggiare corsari, vi era la duplice convenienza che da una parte vedeva l’azione dei corsari indebolire i commerci della nazione ostile, dall’altra, quella di poter disporre di un’arma a costo zero (al contrario di dover ingaggiare una flotta), che probabilmente avrebbe avuto anche un tornaconto in termini di ricchezza. Da qui il termine e l’usanza molto praticata in quel periodo della guerra da corsa. Inevitabilmente come abbiamo già detto nella prima porta la fine delle ostilità tra due nazioni, comportava il doversi ritrovare con numerosi corsari disoccupati, che si vedevano costretti molto raramente ad essere assorbiti nella marina mercantile o ancor più raramente in quella militare, o continuare la loro attività, anche se al di fuori della legalità, mutando così la loro condizione da corsaro a Pirata. Tra i corsari amo ricordare il nostro infaticabile Giuseppe Bavastro “vedi”: [u][url=http://www.alfamodel.it/modules/smartsection/item.php?itemid=245]Capitan Bavastro[/url][/u] che fu corsaro per conto della Francia napoleonica ottenendo innumerevoli vittorie e che si finanziò sempre da sé. Sempre tra gli Italiani merita di essere citato il periodo da corsaro di Giuseppe Garibaldi in Sud America, ma sicuramente,il termine corsaro è inequivocabilmente legato a due nomi: Francis Drake, ed Hery Morgan, entrambi corsari, entrambi contro il predominio spagnolo, ed entrambi sfiorati dall’accusa di pirateria, anche se in epoche diverse.

I PIRATI

Per ultimi ma non come ultimi i Pirati. Sir Arthur Conan Doyle, nella prefazione del suo libro Pirati, descrive in poche parole lo spirito di questi uomini:” quando un gruppo di uomini decidevano di dichiarare guerra all’umanità intera ed innalzare la bandiera nera, da quel momento erano pirati.” Fuori dalle regole della società, ma autogovernati da poche e semplici regole legate al proprio modo di vivere, molti provenivano dalle categorie sopra citate, e per i motivi già descritti. Attaccavano tutto e tutti, senza alcuna distinzione. Anche se spesso dotati di grandi doti marinaresche, e notevoli abilità in combattimento, facevano molta forza sul terrore che incutevano, circondandosi di simbologie, e leggende che andavano ad alimentare questo terrore.
Molte volte la battaglia era già vinta prima di combattere, e se la vittima non si arrendeva, facevano in modo che quell’onta venisse ricordata. Costituiti da tutte le razze e da tutte le nazionalità, molte volte tra le loro fila, vi erano ex schiavi, spesso nativi africani, che in quel periodo, erano sottomessi al terribile fenomeno della schiavitù. Tra i pirati si riconquistava la libertà, e in qualche caso la speranza di un modesto arricchimento (ma questo avveniva molto raramente per lo sperpero), considerando che i pirati non facevano alcuna distinzione di razza, purché utili in combattimento. Intorno alla pirateria, però girava tutto un mondo che probabilmente si è arricchito o che comunque ha fatto i propri interessi. Questo mondo era costituito dai mercanti che ad esempio vendevano le loro merci ad altri mercanti per poi riacquistarle dai pirati che nel frattempo si erano dati da fare, guadagnando il doppio con la stessa merce. Porti o covi di pirati ce ne sono stati molti, sparsi per i due continenti, dove governatori compiacenti e mercanti spregiudicati, utilizzavano la pirateria per i loro scopi lucrosi, la stessa Boston fu un porto colmo di “canaglie” dedite alla pirateria, commercianti compiacenti, con le sue notte animate dagli schiamazzi dei pirati ubriache e delle prostitute che li accompagnavano. Tra le fila della pirateria si annoverano anche alcuni nomi di donne che come coraggio e tenacia superarono gli stessi loro equipaggi, e tra cattivi e meno cattivi, tra impiccati e sopravvissuti, tra famosi e meno famosi, la lista è molto lunga. Fatto sta che il fenomeno della pirateria, ha contribuito in maniera decisiva al corso della storia dell’uomo, in modo particolare nel momento di sua maggiore proliferazione, avendo inizialmente una fama ignobile poi rivalutata, dal pensiero popolare e da alcuni autori come Robert Luis Stevenson con L’isola del Tesoro, nato come gioco per i figli, diventato poi libro e opera teatrale di fama mondiale. Tra i nomi che più hanno lasciato un’indelebile impronta ricordiamo:

Edward Teach, detto Barbanera, Bartolomew Roberts, detto Black Bart, Jonh Rakcham, detto Calico Jack, al quale dobbiamo la famosa bandiera pirata con le sciabole incrociate, e con il quale furono imbarcate le due donne pirata Anne Bonne e Mary Read, Samuel Bellamy detto Back Sam, Henry Avery, Heward Low, William Fly, detto capitano Fly e Tomas Tew, e non me ne abbiano tutti gli altri ma sarebbe una lista lunghissima.

FONTI:

Pirati Sir Arthur Conan Doyle
Storia della Pirateria David Cordingly
Bucanieri nei Caraibi. Cronache di un medico pirata