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I Celti – M. Colombelli

[b][size=xx-large][color=000099][font=Arial]I CELTI[/font][/color][/size][/b]

[i][b][size=x-large][color=000099][font=Arial]Autore: M. Colombelli[/font][/color][/size][/b][/i]


"La Gallia nel suo insieme è divisa in tre parti: una abitata dai Belgi, un’altra dagli Aquitani, la terza dai popoli chiamati localmente Celti e da noi Galli”. Cosi Giulio Cesare introduce nel suo “De Bello Gallico” questo popolo che, per secoli, incrociò il suo destino con coloro che dominarono, in epoche diverse, il bacino del Mediterraneo: dai Greci agli Etruschi, dagli Egizi ai Romani. Gli autori greci per definirli utilizzavano i nomi di Keltoi, Keltai o Galatai, i romani di Celtae o Galli.

I Celti rappresentano sicuramente il più antico popolo, in tutta l’area a nord delle Alpi, di cui si conosca il nome e per più di 500 anni sono stati i veri protagonisti della storia dell’Europa occidentale. Nulla sappiamo però delle origini di questo popolo. I primi insediamenti di cui abbiamo notizie e nei quali sono stati effettuati rinvenimenti interessanti, sono quelli rinvenuti nelle aree che poi diedero il nome a due periodi storici: “Cultura di La Tene”, e “Cultura di Hallstatt”.I ritrovamenti di Hallstatt, un villaggio vicino Salzburg in Austria definiscono il più antico periodo celtico compreso tra il VII e l’inizio del V secolo a.C. In questo periodo il metallo predominante era il bronzo, anche se cominciava a diffondersi l’uso del ferro. E’ questo per i celti un periodo di forte espansione, divenendo una forza dominante nell’Europa occidentale. I guerrieri utilizzavano bronzo e ferro per le armature, indossavano splendidi elmi (alcuni modelli vennero poi copiati dagli etruschi e dai romani) riccamente decorati, spade e lance di bronzo e scudi di legno che proteggevano tutto il corpo. I loro abiti sono descritti come “a scacchi” o “multicolori”.

La Tene, vicino al Lago Neuchatel in Svizzera, ha restituito numerosi manufatti, datati tra il V e il I secolo a.C. La più grande differenza con il periodo di Hallstatt è nei riti di sepoltura: i guerrieri erano sepolti con i loro carri da guerra, che erano comunque utilizzati più come dimostrazione di potere che nelle vere fasi di combattimento, durante le quali ne scendevano. Le armi sono forgiate in ferro, mentre l’elmo e la corazza erano ancora in bronzo. I romani attribuiscono ai celti l’invenzione dell’armatura a maglie, costituita da anelli in ferro fissati tra loro. Resti di queste armature sono estremamente rari e dobbiamo ai romani, che le copiarono, se alcuni resti sono giunti sino a noi.
E’ solo a partire dal 500 a.C. che la storia di questo popolo diviene meno oscura e si caratterizza per una rapida espansione dall’area prealpina in tutte le direzioni, tranne verso nord, dove furono fermati dai germani. Nel V sec. avevano raggiunto l’odierna Boemia, diffondendosi per tutta la Francia e da li in Britannia. Nel IV-III sec. si erano spinti sempre più a est, raggiungendo la Pannonia, la Slovacchia, i Carpazi, il Danubio, la Turchia. La penisola Iberica era stata già da tempo occupata, e mescolandosi con la popolazione locale avevano formato un nuovo ceppo, i celtiberi. In Italia si stanziarono gli Insubri (intorno Milano), i Cenomani (intorno Brescia e Verona), i Boi (intorno Bologna) e i Senoni (intorno Rimini). I Romani conobbero i Celti in maniera traumatica nel 387 a.C. quando Brenno mise a ferro e fuoco la stessa città di Roma (i romani fuggirono a Veio e solo dopo sette mesi comprarono con l’oro il ritiro dei celti di Brenno). Per decenni sanguinose battaglie si svolsero tra i romani e i celti stanziati in Italia (Lai, Lebeci, Alamari, Boi, Insubri, Senoni, Lingoni, Cenomani) spesso alleatisi con i nemici di Roma. Ma i romani, con il tempo, dopo aver copiato molte delle armi celtiche, impararono a sconfiggere questi tremendi guerrieri anche attraverso la riorganizzazione delle formazioni legionarie. Non meno traumatiche furono le esperienze degli etruschi e dei greci. Nella stele funeraria etrusca della Certosa (V sec.) sono rappresentati un guerriero etrusco a cavallo e un guerriero celta nudo armato con una lunga spada e uno scudo. Lo stesso Alessandro Magno era affascinato dai celti. Alla sua morte, questi invasero la Grecia (279 a.C.), sconfiggendo l’esercito greco che era stato mandato loro contro e devastandola fino all’estremo insulto del saccheggio della sacra Delphi.

La loro maestria e ferocia nel combattere trovò applicazione anche come mercenariato: furono utilizzati da Dionisio I di Siracusa, dagli spartani di Epaminonda nel 368 a.C., dagli etruschi, dai Tolemei d’Egitto, dai cartaginesi e dagli stessi romani. E fu proprio Annibale che li utilizzò nel 218 a.C. quando invase l’Italia dalle Alpi. Combatterono da mercenari contro Antioco I, re seleucida, contro i sovrani greci di Pergamo, contro i romani a fianco del re seleucida Antioco III, nella battaglia di Magnesia (190 a.C.).

Nel corso del III sec. a.C. subirono numerose sconfitte, nonostante alleanze di volta in volta stipulate con gli etruschi e i sanniti: piano piano cedettero i loro territori del norditalia e all’inizio del II sec. a.C. la Gallia Cisalpina era completamente sotto il dominio romano. I celti spagnoli, prima sottomessi dai cartaginesi, furono inglobati nell’impero romano dopo la seconda guerra punica, ma le successive e numerose rivolte (da rammentare la distruzione di Numantia nel 133) impedirono ai romani di controllare il territorio e di utilizzare le risorse aurifere della regione e solo nel 26 a.C. con Augusto il territorio poté essere definitivamente “pacificato”. La Gallia Transalpina fu conquistata definitivamente da Giulio Cesare in successive campagne nel 51, ma gia 60 anni prima erano avvenuti i primi scontri. Cesare aveva invaso la Britannia due volte, nel 55 e nel 54 a.C., Claudio nel 43 e 48 d.C. Augusto completò l’opera di sottomissione dei celti ancora liberi, in Dalmazia, nelle Alpi, in Asia Minore.

L’ORGANIZZAZIONE MILITARE

Le armi utilizzate dai celti erano completamente diverse da quelle delle popolazioni italiche e della Magna Grecia. Lo scudo, piatto, era di grandi dimensioni tale da proteggere tutto il corpo, ovale o esagonale, rinforzato centralmente da un umbone metallico. Risultavano comunque molto leggeri ed facilmente utilizzabili per parare i colpi degli avversari. La lancia era lunga con una punta molto larga ed usata anche nel combattimento ravvicinato. L’arma principale era la spada, un’arma eccellente, realizzata con grande cura. Lunga tra i 60 e gli 80 cm, a doppio filo, veniva fatte roteare sopra la testa, colpendo verso il basso per sfruttare al massimo la forza del colpo. L’impugnatura della spada era dotata sovente di un ricco decoro in corallo o smalto rosso e veniva conservata in un fodero sospeso sul fianco a catene di cinturone. L’elmo, non sempre utilizzato era in ferro o bronzo, dello stesso tipo successivamente utilizzato anche dai romani: a calotta emisferica, dotato di ampia tesa, coprinuca e paragnatidi. Spesso quelli da parata utilizzavano avevano ampi cimieri a forma di uccello rapace o cinghiale. Spesso in battaglia si udiva il suono terrificante del carnyx, una tromba ricavata da un corno animale. Arco e frecce erano invece utilizzati molto di rado. Livio li descrive molto alti con capelli biondi e occhi azzurri, usi a sacrifici umani, a mozzare le teste dei nemici e mostrarle come trofei, a farsi beffe dei nemici con le boccacce.

L’organizzazione militare era fortemente influenzata dalla condizione sociale. Molto importante e famosa per la sua efficacia era la cavalleria, composta dai nobili. La fanteria costituiva la forza principale degli eserciti celtici ed era formata dagli appartenenti alle classi inferiori. Ancora nel I sec. a.C. si hanno tracce dell’uso del carro da guerra, che venne però sostituito in toto dalla cavalleria. La strategia utilizzata in battaglia era molto semplice e primitiva, limitandosi generalmente ad un attacco scomposto in massa, anche se in realtà differiva da popolo a popolo. Gli Elvezi combattevano in formazione falangitica, i Belgi e i Nervi attaccavano in formazione confusa, mentre solo le etnie più evolute, quali Edui, Arverni, Aquilani e altri, utilizzavano prevalentemente la cavalleria.

I celti schierati nelle prime linee, secondo la tradizione, combattevano completamente nudi, con solo un cinturone alla vita; i capelli erano pettinati all’indietro e trattati con una sostanza che li rendeva rigidi. Poderose erano le loro opere difensive, elogiate dallo stesso Cesare. Gli oppida erano veri e propri centri fortificati muniti di massicce opere di difesa, tra i quali spiccava il celebre murus gallicus.

LA SOCIETA’ CELTA

La società era divisa in tre classi: i sacerdoti, i guerrieri e gli uomini liberi. Era profondamente patriarcale, anche se le donne erano molto rispettate e godevano di forti privilegi, potendo anche succedere al comando (fu la regina Budicca che si oppone nel 61 d.C. alle legioni di Nerone in Britannia durante una lunga e sanguinosa rivolta) e partecipare alle battaglie. A capo della tribù, in epoca antica, stava il re (rigs), il cui titolo era trasmesso in via ereditaria. All’arrivo di Cesare, la monarchia era stata sostituita prevalentemente, da un governo aristocratico. La nobiltà guerriera era costituita dai proprietari terrieri, gli uomini liberi dalla plebe, mentre è attestata anche la presenza di schiavi (soprattutto prigionieri di guerra). Una società, quella celta, profondamente sviluppata, ma che non riuscì mai ad esprimersi con un’unica voce. Anzi le sue divisioni (utilizzate da Cesare per conquistare la Gallia, alleandosi con una tribù contro un’altra, rivale) rappresentarono la sua debolezza ed impedirono la formazione di una vera e propria nazione celta: ognuna delle popolazioni rappresentava un’entità autonoma orgogliosa di esserlo. Solo in rari casi si unirono sotto un unico comando: con il suessone Galba nel 57 a.C., con Ambione in Belgio nel 54 a.C. e con Vergingetorige nel 52 a.C. contro Cesare, con Budicca nel 61 d.C. contro Nerone.

L’ECONOMIA CELTA

La vera forza dell’economia celta risiedeva nella metallurgia, concentrata soprattutto nell’area di Salisburgo. Il metallo più importante era il ferro, che fu iniziato ad essere lavorato in ritardo, ma le spade ritrovate a La Tene, dimostrano che erano di qualità molto superiore a quelle prodotte dai romani. Lo stesso termine “gladius”, gladiolo, è un termine di derivazione celtica. Le più famose spade dei celti norici erano fatte in acciaio, tanto che i celti sono entrati nella mitologia germanica come fabbri ferrai e minatori (anche i sette nani di Biancaneve sono fatti risalire a questa tradizione). Ma sono molti i settori produttivi nei quali i celti eccellevano: smaltatura, fabbricazione e lavorazione del vetro, lavorazione del cuoio e dei tessuti. La stessa diligenza del west deriva dal carro a doppio asse celta. Elementi caratterizzanti dell’abbigliamento celta erano i pantaloni lunghi (bracae), i mantelli a manica lunga per proteggersi dal freddo (mantum) e gli stivali (caligae) che vennero poi utilizzati dai soldati romani. Come furono poi copiati anche i finimenti dei cavalli.