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Spazio 1999: Aquila – Paolo Martinelli

-[b][size=xx-large][color=000099][font=Arial]SPAZIO 1999: AQUILA[/font][/color][/size][/b]

[i][b][size=x-large][color=000099][font=Arial]AUTORE: Paolo Martinelli[/font][/color][/size][/b][/i]


L'ideatore e realizzatore di questo capolavoro, l'AQUILA, la navetta multi uso che forniva un mezzo interplanetario per il personale di Alpha e che al tempo stesso costituiva un eccepibile deterrente contro gli attacchi alieni, fu Brian Johnson.


MODELLO: AQUILA SOCCORSO

Con un peso di 297 tonnellate e munita di un sistema propulsivo di quattro motori a fusione nucleare più otto razzi chimici di atterraggio/decollo e i campi di forza generati dal sistema di gravita artificiale permettono all’AQUILA un’accelerazione massima di circa il 15% della velocità della luce. L’AQUILA è completamente modulare ed è suddivisa in tre sezioni principali: il modulo comando che in extremis funge da capsula di salvataggio, il modulo di servizio e la sovrastruttura, che comprende i dispositivi di atterraggio, il corridoio d’accesso, il compartimento di prua e il sistema principale di propulsione.
La base ALPHA è dotata di una flottiglia di 12 Aquile da trasporto, 2 Aquile da soccorso e 26 Aquile da ricognizione. Il modulo standard o da trasporto, è progettato per trasportare fino a dieci persone, mentre altri due tipi di moduli, equipaggiati con computer o attrezzature mediche che volendo possono essere collegate al computer centrale di ALPHA. Costruita nella Sezione Assemblaggio Veicoli della Base Lunare Alpha, l’AQUILA raggiunge una lunghezza di 31 metri, una larghezza di 12,5 metri ed un’altezza di 6metri. Il suo raggio d’azione e autonomia di volo standard è di 4500000 km e 96 ore (4 giorni), ma si può estendere fino a 38930000 km e 672 ore (28 giorni) e da una velocità di crociera di 48300 km/h fino ad una velocità massima di 58000 km/h. Come computer, l’AQUILA, ha un modello X5 a programmazione olografica, i sei sensori di bordo sono: spettro elettromagnetico completo, radiazioni, gravimetrico, ottico, concentrazioni di massa e segni di vita ed ha sia un radar standard, uno olografico ed anche un Doppler; il tutto viene alimentato da delle batterie solari e da un generatore nucleare, il quale alimenta anche i motori. Sebbene non sia stata progettata come astronave militare, l’AQUILA ha un armamento composto da un cannone laser da 40 megawatt ed un arsenale di missili.


MODELLO: AQUILA TRASPORTO

Questi stupendi vascelli possono essere pilotati da un astronauta che abbia almeno il grado di Capitano, il sedile di destra nell’abitacolo è di solito occupato dal secondo pilota, anche se l’AQUILA può, in situazione normale, essere manovrata da un singolo pilota. In caso di emergenza, se il pilota ed il co-pilota sono entrambi impossibilitati di pilotare, l’AQUILA può essere comandata a distanza dalla sala comando della base lunare. L’AQUILA entrò nel mondo del modellismo verso il 1977 quando la ESCI la mise in commercio, contemporaneamente ad una casa di giocattoli che la riproduceva in metallo e in dimensioni ridotte. Dopo circa vent’anni, è l’AMT-ERTL che ripropone l’AQUILA usando i vecchi stampi della ESCI. Avendo già il modello creato dalla ESCI, che riproduceva l’AQUILA standard, ho voluto comprare subito il nuovo modello appena uscito per poter realizzare quella di soccorso, di ricognizione e quella per il trasporto delle scorie nucleari. Momentaneamente sono riuscito a realizzare solo quella di soccorso, causa momentanea interruzione della vendita da parte della casa. Il modello in questione è assai facile da realizzare e con alcune modifiche si può tirare fuori un bel modello.

Per prima cosa, usando una piccola fresa, bisogna asportare la plastica dalle intelaiature che reggono i carrelli d’atterraggio, stando molto attenti dato che la plastica in questione è molto morbida. Fatto questo si può assemblare quasi tutto il modello, tranne il blocco motore che dovrà essere quasi tutto modificato. Si procederà incollando fra di loro le varie parti del motore, esclusi gli ugelli di scarico, come da istruzioni della casa, dopo di che si incollerà un tubicino in plastica da 2,5mm, sull’intelaiatura tra il motore e gli ugelli,creando una specie di rombo. A questo punto si dovranno praticare due fori da 1mm sui due motori laterali e su quello superiore e due fori da 2mm sulle quattro sfere che vi sono in mezzo,in modo da poterci incollare dei cavetti di rame. Ora, con lo stesso tubicino da 2,5mm , si devono costruire gli agganci che tengono unita l’intelaiatura del motore al corpo dell’astronave. Gli agganci sono costituiti da 10 tubi i quali 4, lunghi 3mm, partono dal centro della crociera e si agganciano alle quattro estremità dell’intelaiatura del compartimento di poppa. Altri 2, lunghi 2,9mm, partono anch’essi dal centro della crociera e si fissano entrambi all’intelaiatura centrale del compartimento di poppa. Gli ultimi 4, lunghi 2,9mm, partono dalla crociera accanto ai due motori esterni, sui quali si incolleranno i tubi provenienti dalle quattro sfere, e paralleli tra loro si agganceranno sotto i primi quattro.

Ora bisogna installare 4 cavetti di rame da 1,5mm, dal rombo costruito inizialmente, accanto al motore inferiore e superiore ed incollando le altre estremità, piegate leggermente verso l’interno, accanto ai primi tubi installati. Finalmente si può passare a verniciare l’Aquila, seguendo le istruzioni dell’AMT, tranne che per il modulo di servizio. Infatti se si vuole realizzare il modello da trasporto o da ricognizione, sarà anch’esso tutto bianco, mentre per quello di soccorso dovrà essere bianco con 5 bande verticali rosse larghe 10,5mm ognuna. I famosi ugelli di scarico andranno prima dipinti in metallo ed infine incollati come anche i quattro “carrelli”.
Per rendere più realistico il color metallo, ho usato una base di metallo brunito e poi due mani di STEEL della MOLAK ed infine lucidato con santa pazienza con un panno molto morbido. In questo modello dell’AMT, a differenza di quello originale della ESCI, le decals sono totalmente sbagliate, eccetto quelle contrassegnate col numero 1. I famosi ugelli di scarico andranno prima dipinti in metallo ed infine incollati come anche i quattro “carrelli”.

Per rendere più realistico il color metallo, ho usato una base di metallo brunito e poi due mani di STEEL della MOLAK ed infine lucidato con santa pazienza con un panno molto morbido. In questo modello dell’AMT, a differenza di quello originale della ESCI, le decals sono totalmente sbagliate, eccetto quelle contrassegnate col numero 1. Le decals N° 3, 4, 5, sulle Aquile del telefilm non esistono e le decals N° 2 non certo riproducono lo stemma di Base Alpha e l’unica buona soluzione è di stamparseli dal sito di SPAZIO 1999.

Come tocco finale ho fatto un lavaggio con il Terra di Cassel, ad olio, su tutta l’astronave per non averla come se fosse appena uscita dalla Sez. Assemblaggio Veicoli di Base Alpha.

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