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Realizziamo un figurino

Autore: Francesco Medagli Al momento di porre mano al mio piccolo progetto, ho deciso di affrontare i problemi posti dall'autocostruzione, considerato che il mercato non mi offriva nulla di adattabile e che volevo dare al mio pezzo una postura più naturale possibile, cosa che quest'ultima difficilissima da ottenere usando pezzi provenienti da altri kits. Ho utilizzato solo la testa (Hornet) e le mani (Historex) tra quelle in commercio e per il resto ho fatto ricorso al fil di ferro e agli stucchi (Duro e Milliput).

Il primo accorgimento da adottare e’ quello di rispettare le proporzioni del corpo umano per evitare errori vistosi che compromettano inesorabilmente il nostro lavoro.
Si tenga presente che tali proporzioni sono stabilite in linea di massima, considerando la misura della testa che dovrà essere contenuta otto volte nell’altezza dell’intera figura. Alzando il braccio ad angolo retto, la parte finale delle dita coincide con la misura di tre teste o quattro dell’asse centrale del corpo. Le articolazioni infine, importantissime per naturalezza del movimento, sono il gomito ed il polso che corrispondono alla terza e quarta testa.
Rispettati questi dettami, ho creato i primi due volumi del corpo e cioè il torace ed il bacino che ho imperniato su un pezzo di fil di ferro della misura del busto. Sia all’uno che all’altro, prima che asciugasse lo stucco, ho impresso la posizione che intendevo far conservare al figurino una volta ultimato. Era mia precisa intenzione rendere una posa “enfatica” dal momento che il mio ascaro avrebbe retto con il braccio destro il gagliardetto del battaglione e con il sinistro il “billao”, il tipico pugnale di queste formazioni indigene. A stucco completamente asciutto (2 giorni circa), ho praticato sul busto e bacino quattro piccoli fori per posizionare le braccia e gambe, che ho poi rivestito per dare loro un’approssimativa forma anatomica. In tale fase non è indispensabile la precisione, giacché lo scheletro così ottenuto andrà ricoperto gradualmente con altre porzioni di stucco sino a raggiungere il volume esatto.
A tal proposito, la mia tecnica consiste nel preparare piccole quantità di pasta che applico con le dita sul manichino e nel lisciare queste ultime sino a modellare le pieghe degli indumenti in maniera verosimile.
L’osservazione della realtà sarà necessaria per non trasformare un “incazzato” combattente in una leggiadra fanciulla.
Attesa ancora l’asciugatura completa dello stucco, passo a carteggiare eventuali imperfezioni e soltanto dopo quest’operazione stendo la prima mano di aggrappante o primer (uso normalmente il grigio chiaro della Humbrol).

Colorazione e ombreggiature

Ho dipinto per primo il viso, in modo da poter “tirare” con tranquillità i colori senza l’assillo di sporcare la divisa. Ho dato prima un terra d’ombra acrilico di fondo. In seguito, con un terra di Siena bruciata e dell’ocra mescolati insieme, ho eseguito le prime lumeggiature. La combinazione dei due colori dev’essere passata quasi a pennello asciutto e per questo consiglio di usare come tavolozza per i colori ad olio un foglio di carta che ne assorba subito la parte più liquida, lasciando solo la pasta del colore. Quando si è asciugato il colore così distribuito sui punti luce (fronte, gote, naso, mento) ho raccordato il tutto con un terra di cassel molto diluito passato nelle pieghe del volto ed ai lati del naso.
Il copricapo tronco-conico l’ho voluto dipingere rosso scarlatto (anche se in azione era ricoperto da una foderina in tela kaki), per dare un tocco di colore in più.
Per la divisa ho utilizzato l’XF69 della Tamiya come base, mentre per le lumeggiature ho usato una mescola dello stesso colore più quantità graduali di intonaco medio oriente della Lifecolor. A colorazione ultimata ho effettuato un lavaggio ad olio con terra di Siena bruciata, più terra di cassel molto diluiti, ed infine un leggerissimo “dry brush” sempre ad olio con giallo di Napoli. Le fasce mollettiere sono kaki e sono state ricavate da strisce di nastro adesivo per carrozzieri. La fascia avvolta intorno alla vita richiama i colori del battaglione e cioè un cremisi chiaro e il verde; i colori che si ritrovano anche nel fiocco che adorna il copricapo. Il gagliardetto, anch’esso verde e cremisi, reca su entrambi i lati i numeri romani in bianco. Un pezzo di stagno ha riprodotto la stoffa dello stendardo che nella maggior parte dei casi era inchiodato sull’asta. Sempre con lo stagno ho riprodotto i galloni rossi e neri con la sagoma di un fucile argentato, che il soggetto porta su entrambe le maniche e che indicano un tiratore scelto. Lo zaino è di Milliput come la pistola.
Spero di non avervi annoiato e anche se il risultato da me raggiunto non è esente da critiche posso assicurarvi che cercare di ottenerlo è stato un grande divertimento.
E poiché ogni “scarafone è bello a mamma sua” esso farà comunque bella mostra di sé nella mia vetrina personale.