Invecchiare o meno un mezzo di Stephen C. Willoughby

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Invecchiare o meno un mezzo di Stephen C. Willoughby

Invecchiare o meno un mezzo di Stephen C. Willoughby Traduzione di Vittorio De Santis

Probabilmente ci sono tante scuole di pensiero su come invecchiare i modelli quanti sono i modellisti. Ci sono alcuni che non effettuano mai l’invecchiamento, proponendo sempre la costruzione di modelli di prototipi senza una macchia o di carri armati tenuti in garage e cose simili. Altri invece fanno solo un invecchiamento leggero desiderano sporcare solo un poco il loro magnifico lavoro di pittura o mimetizzazione. Alcuni hanno portato la tecnica del pennello secco e dei lavaggi a livelli artistici altissimi, e i loro modelli sono esteticamente bellissimi, ma difficilmente rappresentano l’oggetto che vorrebbero riprodurre in miniatura.

Ora non voglio far arrabbiare nessuno, ma i veri veicoli sono sporchi, ma intendo veramente veramente sporchi. Molti modelli che ho visto sono abbastanza puliti da poterci mangiare sopra anche dopo che sono stati invecchiati. I poveri soldati che si sono trovati ad operare sui carri reali ringrazierebbero Dio di poter mantenere i loro veicoli così puliti come sono, di solito, i modelli. Onestamente i soldati ed i marinai hanno cose più importanti da fare che mettersi seduti a pulire i mezzi tutti i giorni (parlando dal lato dei soldati).

Una certa quantità di pulizia ve comunque fatta, ma molti marinai di mia conoscenza mi hanno confidato che una volta che è stata rimossa la ruggine da una parte della nave, bisogna ritornare indietro e pulire la parte che avete appena finito di pulire. Alla fine del 1944 la Luftwaffe aveva realmente delle ore-uomo da buttare per accertarsi che tutti quegli intricati schemi mimetici fossero uguali tra loro ? A causa della mancanza di parti di ricambio dovevano cannibalizzare gli aerei, e dove avrebbero trovato tutta quella vernice ? La sabbia del deserto può far saltare via la vernice da un aereo mentre percorre le vie di rullaggio, non accennando al fatto che, realizzata in macadam o peggio, la pista stessa altro non è che sabbia pressata.

L’U.S. Army usa delle lance ad alta pressione per lavare i veicoli, ma solo dove sono disponibili. Spesso ho dovuto usare un tubo da giardino, senza alcun beccuccio, per lavare via 10 centimetri di fango secco dalle sospensioni. Inoltre l’acqua viene riciclata, così la polvere che lavate via la rispuzzate di nuovo, sebbene in una forma diluita. Quindi i veicoli hanno sempre uno strato di polvere. Sempre !

Dovete affrontare che nella vita reale i colori sono opacizzati, scrostati e coperti di polvere. Nella vita reale, devo ancora vedere qualcuno dotato di un pennello da 10 centimetri, con il quale realizza le lumeggiature a pennello secco sul mio veicolo. La polvere si infila sempre in ogni cavità e spesso l’unica nostra arma è uno straccio sporco (lo stesso con il quale gli equipaggi di terra si puliscono il grasso dalle mani ?) e, se Dio ci aiuta, uno scopettone. Il fango incrostato verrà pulito con un tubo da giardino e, se l’avete, una vanga. Posso contare sulle dita di una mano, le volte che ho visto riprodurre in un modello, gli ammassi di terra e di fango secco sotto i parafanghi o che rigano le sospensioni.

Ok forse sono riuscito a convincervi che le cose reali sono sporche. Bene ora siete soldati. Se in veicolo percorre una strada in una nuvola di polvere, il povero carrista mangia polvere tutto il giorno, al punto che la sua divisa assume un colore beige polveroso e non verde. Dopo pochi giorni sul campo, non potrete più dire di quale colore erano i vostri scarponi, e questo in un clima secco. Ho visto carri nel fango sui quali erano conservate delle sovrascarpe di gomma, nel portapacchi posto dietro alla torretta o su un corrimano della stessa, perché il comandante del mezzo non voleva impronte di fango all’interno del carro, anche se sono presenti su tutto l’esterno dello stesso. Sul terreno ci può essere una, o più probabilmente nessuna, sedia e quindi non solo camminate sul carro, ma vi ci sedete, vi ci inginocchiate sopra e ci dormite pure. E se non vi sedete sul carro, vi sedete sull’elmetto. Così dopo gli scarponi, spesso la componente più sporca del corredo del soldato è la parte superiore dell’elmetto. Questo perché se non ci state sempre seduti sopra, lo portate dovunque, togliendolo appena possibile e mettendolo per terra.

Nei giorni precedenti alla polvere senza fumo, si diceva che potevate riconoscere un soldato grazie alla sua guancia destra, diventata nera a causa dell’uso del fucile. I soldati in azione prima del ventesimo secolo, si cambiavano i loro vestiti solo una volta alla settimana, forse, e con i detergenti e le tinture naturali disponibili allora, significava che i loro vestiti perdevano il colore e si rovinavano velocemente anche grazie all’opera degli appaltatori. Questo avveniva prima dell’introduzione delle brandine e dei sacchi a pelo, spesso i soldati per dormire si stendevano a fine giornata sul terreno o su qualsiasi posto trovassero. Anche le strade erano solo sterrate … Queste sono le poche cose, che devono tenere a mente coloro che realizzano figurini di periodi precedenti all’era moderna: che non tutti i soldati andavano alle sfilate.

Allora quale è il senso di tutto questo sfogo malinconico ? Non è un problema di ‘’uva acerba’’, perché non faccio modelli per le competizioni, ma li faccio solo per piacere personale e per riprodurre quanto ho visto. Di certo non voglio cambiare lo stile prevalente della finitura dei modelli. Non posso confrontarmi con l’influenza di qualcuno, un belga stimato, che è diventato un mito o dei suoi adepti non-carristi. Sia chiaro non intendo, con quest’ultima frase, insultare qualcuno, voglio semplicemente dire che una fotografia sgranata non può sostituire l’esperienza reale.

Modestamente mi limito a chiedere se siamo degli artisti o se cerchiamo di riprodurre la realtà. L’estetica di un modello finisce per sovrastare il suo realismo e, alla fine, un grazioso modello artisticamente realizzato finisce per battere sempre un modello sporco, ma dalla finitura realistica.

Fonte: l’articolo originale si trova alla pagina http://www.njipms.org/Techique/tipsframe2.htm del sito http://njipms.org/. Si ringrazia per l’autorizzazione alla traduzione