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U.F.O. – Paolo Martinelli

-[b][size=xx-large][color=000099][font=Arial]U.F.O.[/font][/color][/size][/b]

[i][b][size=x-large][color=000099][font=Arial]AUTORE: Paolo Martinelli[/font][/color][/size][/b][/i]


Gerry e Silvia Anderson, nel 1970, crearono una serie televisiva destinata ad entrare nella storia della fantascienza . "UFO" riscosse un grandissimo successo, soprattutto in Italia, catturando l'immaginazione di una intera generazione di spettatori.

Durante gli anni ’70 si pensava che si era in procinto di vivere una meravigliosa era di scoperte scientifiche ed esplorazioni spaziali.
L’Era Spaziale, come veniva chiamata, in realtà non si è ancora concretizzata, ma per un ragazzino come me, che sognava di diventare pilota di caccia o di astronavi, UFO catturava perfettamente quell’eccitazione.

In UFO vi era di tutto: lo “SKYDIVER” con un jet che poteva schizzare fuori dall’acqua, la “SHADO” con un quartier generale segreto situato sotto degli studi cinematografici, una base sulla luna con i suoi intercettori, gli “SHADOMOBILI” ed infine i loro nemici, degli alieni dalla pelle verde.
Oggi vi voglio parlare dello SKYDIVER, che ho anche realizzato in tre versioni.
Lo SKYDIVER è un bizzarro incrocio tra un caccia ed un sottomarino nucleare, il quale solca le profondità del mare ed è pronto a colpire qualsiasi oggetto volante non identificato in grado di superare le difese di “BASELUNA”.
La sezione sottomarino dello SKYDIVER, costruita con una forma incredibilmente resistente di acciaio ad alto rendimento denominato HY130, può arrivare con sicurezza fino a 1365m di profondità.
Con una velocità massima di 40 nodi in immersione, lo SKYDIVER è spinto dal vapore prodotto da turbine a reazione, racchiuse in condotti dotati di fori di sfogo sui lati dello scafo.
Grazie a questo sistema, in cui l’acqua viene risucchiata dai condotti attraverso prese di aspirazione frontali, si riesce a ridurre la scia prodotta, rendendo il sottomarino quasi impossibile da rilevare.
In emersione si può raggiungere una velocità massima di 70 nodi abbassando i timoni orizzontali e alzando così la prua del vascello sopra le onde in modo da farlo scivolare a pelo d’acqua.
Lo “SKY”, il caccia , viene lanciato dal sottomarino a un angolo di 45 gradi (foto 2), emerge in superficie grazie a i suoi due potenti razzi, dopo di che passa ai normali motori a reazione una volta raggiunta una corretta velocità ed altitudine.
Lo SKY, che può raggiungere fino a MACH 2, è armato con 40 missili SKYSTING, programmati per esploderei in volo se il previsto bersaglio viene mancato.
Di questi stupendi mezzi, la SHADO ne ha un numero imprecisato e probabilmente costruiti dalla divisione “Electric Boat” della GENERAL DYNAMICS CORPORATION.
I tre modelli da me ricostruiti riguardano: lo “SKYDIVER 1”, lo “SKYDIVER 2” in emersione ed infine lo “SKY 3” al decollo e sono stati realizzati tutti in resina tramite degli stampi in gomma siliconica da me creati.
Una volta realizzato il primo modello, volevo costruire lo SKY mentre usciva dall’acqua, ma ero rimasto sempre molto restio a crearlo poiché non vi era nessun prodotto che mi soddisfaceva per realizzare bene l’acqua e la schiuma bianca provocata dalle navi.
Dopo un anno di ricerche e prove, un mio amico mi ha detto come potevo risolvere il problema e cioè: una volta versato l’ultimo strato di resina trasparente, inglobarci un foglio di DOMOPAK trasparente, tutto increspato ed usare il bianco ad olio per la schiuma. In questi anni avevo pensato a tutto tranne che al domopak.
E cosi è nato lo SKYDIVER 2, un prototipo e poiché la soluzione per l’acqua era buona, dopo qualche modifica é finalmente venuto alla luce lo SKY 3.
Come colore di base ho usato l’UA87 della Lifecolor, per poi fargli un lavaggio ad olio con il terra di cassel e per le scritte dei normali trasferibili bianchi ed in fine tanta pazienza per aspettare l’essiccazione del bianco ad olio per la schiuma.