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Carro armato FIAT- Ansaldo L6/40 – S. De Paolis

→[b][size=xx-large][color=000099][font=Arial]CARRO ARMATO FIAT- ANSALDO L6/40[/font][/color][/size][/b]

[i][b][size=x-large][color=000099][font=Arial]Autore: S. de Paolis[/font][/color][/size][/b][/i]


Descrizione ed impiego Il primo prototipo di questo carro uscì dalle catene di montaggio nel 1938 concepito come uno sviluppo del carro d’assalto mod. 36 inizialmente progettato dalla Fiat-Ansaldo esclusivamente per l’esportazione. Dopo varie prove relative all’armamento per la versione di produzione si optò per il pezzo da 20mm Breda modello 35 abbinata ad una mitragliatrice da 8 mm. istallate in torretta, mentre, per quanto attiene la corazzatura essa variava dai 30mm nella parte frontale dello scafo ai 14,5mm delle piastre laterali e posteriori.

Nel 1940 il progetto fu definitivamente approvato e vennero commissionati circa 600 esemplari anche se in realtà non furono più di 500 quelli realmente in attività presso le unità di Cavalleria e vari reparti esploranti di Cavalleria e dei Bersaglieri a cui vennero consegnati solo alla fine del 1941.

La vita operativa di questo mezzo fu relativamente breve concentrandosi esclusivamente tra il 1941 ed il 1942 e fu utilizzato soprattutto a livello di squadrone/compagnia, dimostrandosi, nella prova sul campo assolutamente inadeguato a fronteggiare i carri nemici come Sherman Grant e Valentine nella campagna d’Africa e i T-34 in terra russa.
I reparti di Cavalleria equipaggiati con questo carro furono in Africa il III Gr. Corazzato Lancieri di Novara e il R.E.Co. Cavalleggeri di Lodi; in Russia il XIII Gr. Cavalleggeri di Alessandria; nei Balcani il IV Nizza Cavalleria, il IV Cavalleggeri di Monferrato e il III Cavalleggeri di Alessandria.
Come ultima nota curiosa si rileva come l’ L6/40 fu il carro più pesante posto in battaglia dall’Esercito Italiano durante la Campagna di Russia!

Il modello

Lo scorso anno la ditta Italiana Model Victoria ha posto sul mercato questo kit
in resina riproducente il Carro Leggero L6/40 che, senza tema di smentita, si può considerare come uno dei migliori al mondo sia per la finezza e il dettaglio dei particolari, sia per la semplicità del montaggio. Inoltre per chi ha il desiderio di sfruttare fino in fondo la possibilità di lasciare aperti i portelli del vano di combattimento e del vano motore, la stessa ditta ha commercializzato a parte il set di dettaglio per gli interni anch’esso di squisita fattura.
Aprendo la scatola si notano, oltre ai vari elementi in resina grigia, anche un piccolo foglio di fotoincisioni che comprende le targhe, i dadi a farfalla e la placca con fascio littorio, la canna della Breda in tubetto di rame e i cingoli maglia per maglia anch’essi in resina.
Il montaggio è quindi un vero piacere anche perché le parti più grandi non presentano alcuna svergolatura e quasi tutti i pezzi che compongono lo scafo si allineano alla perfezione tranne nel punto in cui la casamatta si congiunge ai parafanghi, ma con il semplice utilizzo di plasticard e stucco, tutto torna nella normalità. Il modello è talmente perfetto e completo in tutti i suoi aspetti che le uniche modifiche effettuate riguardano gli attacchi degli attrezzi da campo sul parafango anteriore che sono stati simulati con del semplice lamierino di stagno, l’aggiunta di un contenitore sul parafango posteriore sinistro presente nella foto del mezzo reale che avevo deciso di riprodurre realizzato in plasticard e lenti dei fari in casamatta che sono stati realizzati con un set in plastica trasparente della MR.
Non c’è da aggiungere nient’altro……questo è il classico modello che si può costruire da scatola senza bisogno di acquistare altri set di dettaglio!

And now, ladies and gentlemen……..

Ambientazione storica e pittura

Contrariamente a quanto si può immaginare la Battaglia di El-Alamein è costituita da due distinte fasi: la prima avvenuta nel mese di luglio del 1942 e la seconda che va dal 23 ottobre al 4 novembre sempre dello stesso anno e che, come scrisse lo stesso Rommel “segnò il destino dell’Armata d’Africa” dando inizio alla disastrosa ritirata delle truppe italo-tedesche.
Il protagonista dell’articolo è stato collocato storicamente proprio durante la prima battaglia di El-Alamein, quando, dopo essere state costrette a retrocedere e demoralizzate dalle travolgenti vittorie delle forze dell’Asse. le Armate del Commonwealth britannico si trovarono a dover combattere strenuamente su questa ultima linea difensiva prima di aprire agli avversari la strada per Alessandria e il Cairo.
A El-Alamein, una piccola stazione sulla linea ferroviaria che congiunge Matruh ad Alessandria d’Egitto, il deserto si restringe tra il mar Mediterraneo e la depressione di el-Qattara che si presenta come un’ampia distesa resa inospitale e non transitabile per la presenza di sabbie mobili e zone paludose e che nel punto più basso raggiunge i 140 metri sotto il livello del mare, rappresentando per questo un ottimo alleato per chi, costretto a difendersi, ha la certezza di non essere aggirato.
La prima fase della battaglia è contrassegnata dal tentativo di Rommel di sferrare un decisivo attacco sulle ali dell’entusiasmo delle proprie truppe, ma dopo appena tre giorni di furiosi combattimenti, la spinta offensiva era ormai esaurita con risultati disastrosi vista la quasi completa distruzione della divisione Ariete, la sopravvivenza di soli 20 carri armati della 21° Panzer e 6 nella 15° e le divisioni di fanteria talmente spossate da non poter garantire neppure la difesa delle posizioni conquistate.
La situazione è ora favorevole alle truppe britanniche che, grazie alla superiorità aerea e alla vicinanza dei centri di rifornimento, per oltre cinque giorni sganciano sulle truppe nemiche una media di dieci tonnellate di bombe ogni ora e si preparano a sferrare un contrattacco allo scopo di conquistare, con truppe australiane e sudafricane, le posizioni di Tell el-Eisa e Tell el-Makh-Khad e liberare quindi la strada costiera. Anche se gli obiettivi non furono raggiunti, il generale inglese Auchinleck ritenne di avere ormai la superiorità sull’avversario e comandò una controffensiva generale con l’intento di sfondare al centro dello schieramento italo-tedesco sulla linea del Ruweisat.
I giorni successivi furono caratterizzati da scontri durissimi con continui capovolgimenti di fronte e, anche se le truppe Italiane erano ormai sul punto del collasso, le truppe del Commonwealth non riuscirono a sfondare perdendo oltre 146 carri armati contro i 3 persi dall’Asse; è ormai il 27 luglio quando l’Alto Comando britannico decide di fermare queste offensive e attestarsi sulle posizioni conquistate.

La fotografia che ha ispirato questo mio lavoro raffigura un L6/40 abbandonato dal suo equipaggio e fatto oggetto da soldati neozelandesi di un’ attenta ispezione alla ricerca di oggetti da riutilizzare e souvenir proprio durante la prima battaglia di El-Alamein.
Il carro presenta tutti i segni di una intensa vita operativa in un ambiente ostile come quello desertico, sembra quasi voler raccontare quei giorni duri di battaglie e corse nel deserto con il sole implacabile che cuoce le lamiere e la sabbia che si accumula e si insinua nei meccanismi, con le sue innumerevoli ferite e infine quel cingolo rotto che ha posto fine alle sue sofferenze e che gli permette, guerriero ormai stanco di guerra, di poter riposare finalmente e rimanere in attesa che il suo destino si compia……..
Queste sono le emozioni che ha suscitato in me la visione di questa fotografia e che spero di essere riuscito, almeno in parte, a riprodurre sul modello.
Il processo di pittura ha inizio con gli interni del carro precedentemente al completo assemblaggio del kit seguendo la colorazione proposta dalla Model Victoria e quindi utilizzando il Flat White con una punta di Buff della Tamiya per le pareti laterali e il fondo dello scafo mentre alcuni particolari come la radio sono dipinti in grigio verde e l’imbottitura dei sedili in nero, successivamente invecchiato con l’aiuto dei colori acrilici Vallejo. Il motore è completamente metallico con alcuni particolari in alluminio come descritto nelle istruzioni sempre utilizzando i Vallejo, mentre per simulare l’usura sono stati utilizzati dei lavaggi color ruggine e terra seguiti da un’applicazione di pigmenti Mig per rappresentare la sabbia infiltratasi e accumulatasi sulle macchie di grasso ed olio fuoriusciti dal motore stesso.
Dopo aver completato il montaggio il kit può ora essere dipinto, dividendolo in quattro parti: lo scafo completo, la torretta, il treno di rotolamento e i piccoli particolari come i portelli e altri accessori.
Il primo passaggio di colore ad aerografo è dato, come mia abitudine, da una mescola di nero e verde passato solo nei punti più in ombra per una preombraggiatura seguito poi dall’applicazione del classico grigio-verde dell’Esercito Italiano realizzato con l’aiuto dei colori Field Grey e Khaki Drab.
A questo punto si può passare al secondo passaggio di colore rappresentante il color giallo sabbia utilizzato per la mimetizzazione dei mezzi utilizzati in territorio africano realizzato con il desert Yellow mescolato ad una piccola percentuale di Dark yellow, Buff e Flash sempre della Tamiya, non dimenticando di lasciar trasparire in vari punti il grigio verde originale e la preombreggiatura iniziale.
Dopo aver applicato le decalcomanie è giunto il momento di passare all’invecchiamento del mezzo e renderlo simile alle foto che hanno ispirato la sua realizzazione.
Il procedimento ha inizio utilizzando il metodo dei filtri (95% di diluente e 5% di colore) sul colore di base per conferire una maggiore varietà cromatica e spezzarne la sua uniformità utilizzando degli smalti della Molak come un giallo, un celeste e un rosa e passandoli non uniformemente su tutto il modello ma scegliendo le parti dove passare un filtro e dove no; le parti come il treno di rotolamento e la parte inferiore dello scafo sono state invece trattate con colori più caldi e terrosi come il khaki dell’Humbrol e solo in alcuni punti dando un lavaggio più puntuale con un marrone cioccolato e nero mescolati tra loro.
Dopo aver atteso la completa essiccazione dei filtri si passa alle scrostature della vernice che su questo carro in particolare sono molto evidenti soprattutto sulla torretta e sulle parti laterali dello scafo e sono state ricreate con l’utilizzo di colori a smalto ed acrilici per far riaffiorare il verde di base e per schiarire in vari punti il giallo sabbia ricreando così scalfitture più leggere riproducenti quindi un logorio della vernice meno accentuato. In alcuni punti, soprattutto sulla torretta le scrostature sono state ricreate facendo saltare,con molta attenzione, il primo strato di vernice sabbia con l’aiuto della punta del cutter per far riemergere il secondo colore e cioè il verde.
Successivamente si utilizza il colore acrilico della vallejo Cam. Pardo per imitare le scrostature più profonde passandolo sugli angoli e le parti più in rilievo del modello e ricreando in alcuni punti delle superfici piane il logorio della vernice dovuto ad esempio al continuo calpestio dell’ equipaggio.
L’ultimo passo del procedimento di invecchiamento è dato dall’utilizzo del marrone cioccolato e del nero humbrol mescolati ai medesimi colori ad olio con l’aggiunta di un 50% di diluente per evidenziare le zone dove si accumula maggiore sporcizia o per profilare dei particolari come le bullonature o saldature.
Manca però qualcosa……la foto ci mostra un carro abbandonato e con molte scrostature, ma anche completamente ricoperto di una patina che smorza colori e contrasti dovuta alla sabbia del deserto che implacabile si posa e si infiltra su ogni cosa sia esso mezzo meccanico o essere umano………
Per realizzare questo effetto mi sono avvalso di vari metodi utilizzando sia colori acrilici ed a olio, sia dei pigmenti della Mig productions applicati sia a secco che con l’aggiunta di diluente Humbrol.
Il primo passaggio è stato effettuato con il Buff Tamiya dato ad aerografo principalmente sulle parti inferiori dello scafo e sul treno di rotolamento, successivamente con i colori ad olio ocra, bianco e terra si aumenta l’effetto di impolveramento ponendoli sulle superfici a piccoli punti e poi, sempre con il diluente humbrol, sfumandoli in senso verticale ricreando così anche i segni di scolature e di un graduale accumulo creatosi nel tempo.
Per concludere questo processo si utilizzano i pigmenti Mig di varie tonalità come il beach Sand il light sand e il european Earth anche mescolati tra di loro per creare tonalità differenti depositandoli sul carro armato sia a secco con l’aiuto di un vecchio pennello a punta tonda e ricreando quindi degli accumuli di sabbia specialmente negli angoli della corazzatura e negli interstizi, sia con l’aiuto del diluente per smalti permettendo così la realizzazione di una patina su tutte le superfici e con diverse gradazioni di colore.

Il tocco finale è ovviamente il posizionamento del modello in una scenografia opportuna che, a seconda dei gusti personali può essere una semplice base in legno per concentrare l’attenzione solo sul carro oppure un’ ambientazione che rappresenti il teatro operativo o un particolare momento della vita operativa del mezzo.
Nel mio caso, avendo preso spunto da una foto dell’epoca, ho ricreato questo momento utilizzando come base scenica una basetta in gesso della Mig Productions opportunamente modificata per accogliere il mezzo e dei figurini Dragon modificati per raffigurare dei soldati Neozelandesi con l’aiuto di Magic Sculpt e teste della Ultracast.

Visita le foto del modello

BIBLIOGRAFIA

Militaria Magazine n° 11 El Alamein
Ground Power n° 8/1995 Italian Fighting Vehicles of WWII
Soldati & Battaglie n. 2-3-4