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Panzer II “LUCHS” – S. de Paolis

→[b][size=xx-large][color=000099][font=Arial]PANZER II "LUCHS"[/font][/color][/size][/b]

[i][b][size=x-large][color=000099][font=Arial]Autore: S. de Paolis[/font][/color][/size][/b][/i]


“……un nuovo giorno in terra straniera… Il nostro Comando ci ha richiesto un’attenta ricognizione in quest’angolo di campagna francese poiché convinti di un imminente attacco alleato. Il nostro compito è solo quello di riferire di eventuali movimenti sospetti all’orizzonte ed assolutamente di non ingaggiare battaglia: la sopravvivenza in caso d’inaspettati incontri con mezzi corazzati avversari dipenderà solo dalla nostra rapidità di movimento e dalla capacità dell’equipaggio di utilizzare ogni tipo di copertura offerta dal terreno intorno a noi…… l’attesa potrà essere estenuante, ma qualcosa ci dice che questa calma è solo apparente e che presto avremo compagnia…” [Dal diario di guerra di un equipaggio della 9° Panzer-Division in Normandia nell’agosto ‘44]

Il LUCHS (Lince), carro esplorante dell’ Esercito Tedesco durante la seconda guerra mondiale, venne fabbricato dopo una lunga gestazione in soli 100 esemplari tutti equipaggiati con il cannoncino da 20 mm. Ogni Panzer-Division avrebbe dovuto ricevere una Compagnia Autoblindo e dei plotoni da ricognizione; in realtà questi mezzi furono distribuiti a sole due grandi unità, la 4° e la 9° P.D. che li ricevettero tra la primavera e l’autunno del 1943 utilizzandoli sul fronte orientale.
Dopo aver subito pesanti perdite la 9° P.D. fu trasferita a Nimes in Francia per la sua ricostruzione e partecipò ai combattimenti contro gli alleati in agosto; alla fine di settembre tutti i Luchs e la maggior parte dei mezzi corazzati furono perduti per bombardamenti, combattimenti ed avarie.

MONTAGGIO

Deciso a riprodurre anche a costo della vita questo particolare mezzo da ricognizione, ho acquistato tutti i Kit in commercio del Luchs e cioè quello della ICM, della TECHMOD e quello della MIRAGE che in realtà si è rivelato una copia della Techmod con l’aggiunta di varie parti per ricreare una versione molto utilizzata dalla 4° P.D. nel teatro di guerra orientale.
Dopo un’analisi dei kit ho deciso di avvalermi di quelli della Techmod e della Mirage poiché, a mio modesto parere, molto più accurati dell’ ICM.

La struttura dello scafo inferiore, come per altri modelli provenienti dall’ Est Europeo, è formato da varie parti anziché in un unico blocco come ci ha abituato la Tamiya ma, anche se la scomposizione è un poco complessa, l’insieme si monta senza grandi difficoltà tranne che nella parte posteriore da incollare con particolare cura e con l’ausilio di plasticard e stucco.
Le sospensioni e le ruote sono di ottima fattura e fedeli all’originale; i bracci sono separati dallo scafo e permettono quindi di dare movimento al treno di rotolamento.
Un consiglio che posso dare è di non montare le ruote immediatamente, ma solo dopo aver adeguatamente posto stucco ed erbetta sintetica per ricreare l’accumulo di sporcizia nella parte vicina al suolo ed aver dipinto ed invecchiato la stessa.
Altro consiglio è di scrivere il numero corrispondente su ogni ruota, altrimenti si rischia di sbagliare la sequenza del montaggio una volta tolte dalla stampata; le sospensioni e successivamente le ruote sono state incollate con il Twin 5’ della Molak per avere a disposizione qualche minuto prima dell’essiccazione così da poter dare il giusto allineamento del treno di rotolamento con il terreno. I cingoli usati non sono quelli della scatola, ma bensì della ModelKasten che, come al solito, sono splendidi e di facile montaggio anche se, quelli Techmod possono essere comunque usati essendo anch’essi maglia per maglia e di buona fattura: il numero delle maglie per ogni cingolo è di 95.

Sono passato quindi allo scafo superiore che necessita di un’attenta limatura in alcuni punti critici per assicurare una perfetta congiunzione con la parte inferiore, successivamente si passa al dettaglio con le fotoincisioni della Eduard rivelatesi di grande utilità soprattutto per la griglia motore poiché di disegno errato quello fornito da scatola. Tutti gli attrezzi sono stati sostituiti con l’impareggiabile “Panzer IV – on vehicle equipment” della Tamiya e posti nei loro alloggiamenti seguendo le fotografie del mezzo reale come guida. Le saldature presenti sullo scafo sono state evidenziate utilizzando la punta di un ago scaldata su una fiamma e posta su un manico di un vecchio cutter per migliorare la maneggevolezza e la precisione.
Un punto importante della costruzione è dato dal posizionamento degli sportelli del pilota e co-pilota che devono essere posti, se lasciati aperti, all’interno del mezzo così da permettere un miglior brandeggio della torretta altrimenti molto limitato dalla compattezza del carro stesso.
La parte finale del montaggio riguarda la torretta che ha visto l’intervento delle fotoincisioni Eduard e l’aggiunta della canna Jordi Rubio per quanto riguarda l’arma principale e di una canna della Tamiya per la mitragliatrice coassiale; sono stati posti dei rivetti nella parte posteriore e delle piccole maniglie ai lati della torretta stessa. In ultimo è stata rifatta con il Magic-Sculpt l’imbottitura dello sportello del capocarro, seguendo sempre le foto in mio possesso.
Al termine della fase di montaggio in alcuni punti del carro è stata stesa con un pennellino la colla liquida della Tamiya che è stata poi carteggiata per ricreare l’effetto fusione del metallo della corazzatura.

PITTURA, INVECCHIAMENTO E DECALS

Il primo passo della colorazione è dato dalla preombreggiatura, vale a dire passare nella parte inferiore dello scafo un colore costituito da una miscela di colori acrilici Tamiya (black + earth) e rifilando poi tutte le pennellature con la stessa combinazione di colori dando maggior prevalenza al Earth poiché il colore base è il giallo mimetico.
Si passa poi il Dark Yellow con l’aggiunta di una piccola parte di Dark Green proprio per rappresentare il primo dei tre colori mimetici dei carri armati tedeschi durante la seconda guerra mondiale.
Successivamente si passa il verde e il rosso mimetico utilizzando rispettivamente il
Nato Green e il Red Brown per avere quindi un mezzo appena uscito dalla catena di montaggio. Tutti i colori verranno poi desaturati con l’utilizzo del Flat Flash acrilico.

Inizia ora la parte più interessante e creativa per un modellista di mezzi militari: l’invecchiamento. Come spunto per questa importante fase si può prendere a modello le cose che ci circondano nella vita quotidiana come ad esempio i Caterpillar ed altri mezzi pesanti che incontriamo per la strada durante i lavori di scavi……una vera miniera per un modellista dallo sguardo attento!
Per prima cosa il mezzo riceverà una completa “lavatura” con una miscela composta dal Black Humbrol e dal Raw Umber ad olio entrambi disciolti nel diluente Humbrol fino a creare un colore tale da permettere al pennello di lasciare una leggera patina che si andrà a posare nelle parti più in ombra del mezzo stesso per dare quindi risalto e profondità alle stesse.
Si passa poi ai “filtri” che altro non sono che colori a smalto oppure ad olio diluiti in maniera ancora più accentuata e che permettono di donare una maggiore ricchezza cromatica e differenziazione al modello. Nel mio caso ho usato smalti Humbrol e Molak giallo, verde, azzurro, rosso ed alcuni colori ad olio con particolare attenzione a colori caldi e terrosi.
Dopo aver atteso la completa asciugatura (2 o 3 giorni) sono passato alle profilature con i medesimi colori usati in precedenza per il lavaggio, ma usandoli in maniera più selettiva dando profondità ai particolari come rivetti e scanalature; in ultimo per dare maggiore risalto e per ricreare le colature di ruggine e sporcizia sono intervenuti in mio aiuto i pastelli acquerellabili della Koh-i-Noor.
Come intervento finale sono passato all’evidenziazione di tutte le parti più esposte al logorio utilizzando il colore acrilico della Vallejo 822 SS Cam. pardo negro con cui ho ricreato anche le scrostature più profonde della mimetizzazione. Una particolare attenzione è stata data proprio alle scrostature presenti sul carro che, essendo relativamente nuovo, non presenta i segni di una lunga vita operativa: mi sono dedicato quindi a scalfitture più o meno profonde sui colori mimetici verde e rosso che saltando hanno messo in evidenza il giallo del colore base.
Sono passato quindi all’utilizzo delle polveri della MIG Production per ricreare nella parte bassa dello scafo, sulle ruote e sui cingoli una profonda patina di terra e sporcizia.
Altro passaggio è quello relativo alla simulazione della polvere e dell’effetto che l’acqua crea su questa patina depositata sulle parti verticali o in lieve pendenza del carro stesso, lasciando dietro di sé delle striature che sono state ricreate con l’utilizzo dei colori Buff e Deck Tan sempre molto diluiti passati sia ad aerografo sia a pennello.
Le decals utilizzate sono quelle della Techmod che permettono un’ampia scelta di numerazioni; per prima cosa sono state tagliate con il cutter per togliere il film trasparente su cui sono stampate e poi poste sul carro seguendo il metodo classico e cioè spruzzando una base lucida sul punto ove sarà posta la decal, utilizzando poi i prodotti della Microscale Micro Set e Micro Sol per una migliore aderenza ed infine ripassando una vernice opacizzante o satinata per amalgamare il tutto.
Non sono state poste insegne di reparto poiché in nessuna foto in mio possesso ho potuto riscontrare tale utilizzo; sono invece presenti le croci poste ai lati dello scafo per le quali ho utilizzato quelle trasferibili della Verlinden.

L’EQUIPAGGIO

Dopo un’attenta ricerca dei figurini, la mia scelta è stata per un vecchio set della Nemrod (35009) che riproduce dei membri d’equipaggio in varie pose e di ottima fattura. Le uniche modifiche apportate riguardano le insegne che devono essere della Wehrmacht e non delle SS, l’utilizzo di teste Warrior e i fili delle cuffie rifatti con sottili fili di rame.
Sono stati quindi dipinti con i colori Andrea e Vallejo seguendo le informazioni raccolte sui vari libri dedicati all’Esercito tedesco e cercando di utilizzare la tecnica resa famosa in tutto il mondo dai pittori spagnoli maestri nella pittura acrilica.

Visita le foto del modello

Bibliografia consultata

Museum Ordnance Special n° 22
“ Luchs” sd kzf 123 -Thomas Jentz

Wydawnictwo Militaria n° 109
Pzkpfw II Luchs – Janusz Ledwoch

Ground Power n° 21 Feb. 1996
WWII Germ. Military Vehicles

AFV Model n° 8
Steel Masters n° 29
Mezzi Corazzati n° 22
Tamiya Magazine

Field Uniform of Germany Army Panzer Forces WWII
JJ Fedorowicz Publishing – Pruett & Edwards

6 June 1944 Soldiers in Normandie
Histoire & Collections – P. Charbonnier

Camouflaged uniforms of the Wehrmacht
Isogalado Publications – Borsarello/Lassus

German Soldiers in WWII
Histoire & Collections – J. De Lagarde

Wehrmacht Camouflage uniforms
Europa Militaria n°17 – D. Peterson

Uniformi e distintivi dell’Esercito Tedesco
E. Alberelli Editore – B. Davis