The Look – Uniformi ed equipaggiamenti dei soldati statunitensi in Vietnam di David Brubaker
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I soldati statunitensi in Vietnam – Parte 1/3

I soldati staunitensi in Vietnam - Parte 1/3


Autore:David Brubaker



(traduzione di Vittorio De Santis)

Uniforme

L’uniforme da giungla derivava da quella dei paracadutisti della seconda guerra mondiale e fu un raro esempio di indumento realizzato dai Marines e dall’U.S. Army che fosse pratico da utilizzare ed avesse un design attraente.

La giacca era in stoffa ad asciugatura rapida mentre i pantaloni erano in tessuto spesso del tipo Rip-stop o in popeline di cotone ritorto. Forniva una buona protezione contro il sole, gli insetti ed altri rischi tropicali. Vestiva in maniera comoda fornendo una buona ventilazione e dispersione di calore. La giacca veniva portata fuori dai pantaloni e questi ultimi venivano infilati negli scarponi. Le maniche della giacca potevano essere o arrotolate o tagliate.


Utility Fatigue Skirt

La camicia era in cotone satinato di colore Olive Drab 107. Venne utilizzata nel periodo iniziale ed aveva due tasche sul petto dotate di un orlo diritto con i bottoni a vista su tutte le chiusure. La camicia avrebbe dovuto essere indossata dentro i pantaloni.


Tropical Jungle Jacket

Il Tropical Jungle Jacket (TJJ d’ora in poi) era realizzato in popeline di cotone resistente al vento oppure in tessuto Rip-stop di tela di cotone. Il colore era l’Olive Drab 107. Aveva due tasche a soffietto sul petto altre due tasche simili più in basso.

Furono tre i modelli (pattern) standard di questo periodo.

1st Pattern
Realizzato in popeline di cotone aveva dei bottoni a vista sulle tasche angolate, la chiusura del giaccone, le spalline, il bavero interno ”antigas” e sulle cinghie che ne permettevano la regolazione. Le maniche avevano il polsino regolabile che permetteva di arrotolarle. Ogni tasca era dotata di fori di drenaggio nella parte inferiore.
2nd Pattern

Realizzata in popeline o tessuto Rip-stop aveva i bottoni coperti sulle tasche angolate e sulla chiusura. Non aveva spalline, cinghie laterali di regolazione e bavero ”antigas”.

3rd PatternRealizzata in popeline o tessuto Rip-stop aveva i bottoni coperti sulle tasche angolate e sulla chiusura. Non aveva spalline, cinghie laterali di regolazione e bavero ”antigas”

Il primo e il secondo pattern sono modelli difficili da trovare per i collezionisti. Ci sono dei modelli di TJJ ”intermedi” tra il 2nd e il 3rd pattern essendo essenzialmente dei giacconi 3rd pattern con componenti del 2nd pattern. Non sembra siano mai stati realmente utilizzati. In ogni caso il TJJ è un capo di vestiario ”cool” ed è un grande giaccone da utilizzare per vestire casual. Per coloro che vogliono ricostruire la storia l’accuratezza è fondamentale per cui fate attenzione a prendere il modello giusto.


Jungle Trouser

I pantaloni erano realizzati in popeline di cotone del tipo Rip-stop ed erano in tonalità Olive Drab 107. Avevano due tasche frontali, due tasche posteriori più due tasche ampie sulle gambe. Esisteva anche una piccola tasca interna alla tasca di sinistra. Questa tasca serviva per contenere il kit di sopravvivenza. Le gambe dei pantaloni avevano un cordino nella parte inferiore.

Anche per i pantaloni esistono tre Pattern:

1st Pattern
In questo modello i bottoni erano a vista. Erano presenti piccole tasche sulle gambe, un cordino piccolo al cavallo dei pantaloni o delle cinghie per l’orlo delle caviglie. Erano realizzati in popeline.
2nd Pattern Aveva i bottoni coperti. Per il resto era uguale al modello precedente.
3rd Pattern
Questo modello aveva i bottoni coperti, non era più presente il cordino o le cinghie sulle gambe. Era realizzato sia in popeline che in Rip-stop.

Il modello ERDL (tiger stripes), sia per il giaccone che per i pantaloni era nello standard 3rd pattern. Alcuni pantaloni avevano la chiusura lampo, altri 5 bottoni. Le misure andavano da Small a Extra Large, taglia questa più difficile da trovare. I pantaloni in popeline Rip-stop iniziarono a fare la loro comparsa intorno al 1968 ma, in giro, c’erano alcuni prototipi del 1967. Anche questi pantaloni sono ”cool” e comodi ma hanno la tendenza a strapparsi, specialmente sulle ginocchia. Per i collezionisti è importante verificare l’esistenza, nella tasca sinistra, della piccola tasca interna (a pantaloni indossati) in quanto è un ”marchio” di garanzia della data dei pantaloni. Infatti quelli successivi al conflitto ne sono sprovvisti. Controllate anche le tasche posteriori. Devono avere un singolo bottone. Se ce ne sono due sono delle copie prodotte dopo il conflitto. Controllare anche il cordino sull’orlo dei pantaloni. Deve essere una corda e non un nastro. L’accuratezza è importante per i reanactors e quindi assicuratevi di fare le scelte giuste.


Combat Boot

Sono stati cinque i modelli di scarpone utilizzati in Vietnam.

Primo tipo
Il primo tipo impiegato era lo scarpone standard realizzato completamente in pelle. Sebbene fosse usato in ogni luogo si dimostrò completamente inutile nella giungla. Va notato che gli equipaggi di volo continuarono ad usare questo modello per tutta la guerra a causa del timore che lo scarpone in nylon potesse fondersi in caso di incendio inoltre l’assenza di lacci molto lunghi evitava che si potessero impigliare, per esempio, alla pedaliera.
Secondo tipo Il secondo modello rappresentò il primo tentativo di realizzare uno scarpone in pelle e tela. Vennero introdotti negli anni ’50 ed assomigliavano al modello M43 della seconda guerra mondiale. Vennero utilizzati solo da alcuni consiglieri militari
Terzo modello o 1st Pattern Jungle Boot Il terzo modello di scarpone impiegato aveva la parte della caviglia in nylon verde e la restante tomaia in nero. Aveva due fori di aerazione/drenaggio ai lati dello scarpone in modo da permettere al piede di respirare e all’acqua di uscire. Assomigliava molto a quelli utilizzati oggi tranne che per la suola in Vibram che non aveva i supporti angolati per il tallone e per la mancanza della protezione contro le trappole dotate di punte nella suola.
Quarto modello o 2nd Pattern Jungle Boot
Identico al modello precedente ma venne introdotto il supporto ad angolo per il tallone e la protezione contro le trappole dotate di punte. Manteneva la suola in Vibram.
Quinto modello o 3rd Pattern Jungle Boot
Questo modello è identico al precedente tranne che per l’introduzione della suola ”Panama” contro il fango. Questa nuova suola sostituiva la precedente in Vibram anche se questo modello è stato prodotto sia con la suola in Vibram che ”Panama”.

Un metodo semplice per riconoscere gli scarponi originali del conflitto è guadare il tallone. Gli scarponi originali hanno una cucitura verticale sul tallone. Questa cucitura sembra sia stato eliminato alla metà degli anni ’70, pertanto gli scarponi prodotti successivamente non hanno più questa caratteristica. Per i renactors può andare bene anche utilizzare entrambi i modelli (originale e anni ’70) in quanto spesso è difficile trovare scarponi originali della giusta misura.

Primo modello 1962 o precedente. Pelle in nero, tela verde, banda in pelle sulla parte superiore, cinghia in pelle per il tallone sulla parte superiore
Secondo modello 1965 o precedente. Pelle in nero, tela in verde, banda in nylon sulla parte superiore, cinghia in nylon dal tallone alla parte superiore. Suola in Vibram
Terzo modello 1965 – 1968. Suola in Vibram. Simile al secondo modello ma con l’aggiunta di una banda di rinforzo in nylon per la caviglia.
Terzo modello suola ”Panama” 1967 o successivo. La suola ”Panama” aveva una sottile lamina di metallo che serviva per bloccare le punte delle trappole ”Punji”. Per il resto era uguale al terzo modello dotato di suola Vibram.

Tutti gli scarponi da giungla avevano una etichetta informativa cucita all’interno che forniva le istruzioni per l’uso. I punti chiave di queste etichette erano:


* Indossare gli scarponi con dei calzini di lana o una soletta. Portarsi delle paia di calzini extra e cambiarli spesso
* Come scegliere la propria taglia
* Come indossare gli scarponi. Evitare che vi siano entrati serpenti o insetti
* Come vestire i pantaloni fuori dagli scarponi
* Come mantenere gli scarponi puliti


Copricapi morbidi

ERDL Bonnie Tropical Hat

In Vietnam, come protezione dal sole, furono utilizzati da tutte le forze armate dei berretti morbidi. Erano realizzati in popeline di cotone o in tessuto Rip-stop. Il berretto aveva un sottogola regolabile, una fascia nella quale inserire del fogliame e fori di ventilazione attorno alla corona. Insieme al berretto veniva fornita una zanzariera. Il modello ERDL venne usato dalle truppe dell’U.S. Army, dall’A.R.N.V. e dai Marines. Guardate alla ”barretta” in pelle sulla cinghia del berretto. Se ha una forma rettangolare è un berretto del periodo del Vietnam. I modello successivi hanno una barretta con i bordi arrotondati.


Green Bonnie Olive Green

Versione in colore Olive Green del Bonnie Hat. I modelli del periodo del Vietnam hanno due fori di ventilazione sui lati.


Bonnie Insect Net

Realizzata con una maglia a rete per tenere lontani gli insetti. Sulla parte superiore aveva un elastico che si fissava alla testa, al Bonnie Hat o all’elmetto. C’era un fermo semi-rigido cucito sulla rete per mantenere la forma cilindrica e per mantenere la zanzariera lontana dal volto. Poteva essere indossata anche tra l’elmetto e la sua l’imbottitura.


Fatigue cap

Era un cappello con visiera nello stile di quelli da baseball. Era realizzato in poliestere con fodera in gabardine di rayon. Era in tonalità Green Army Shade 406. Questo berretto era estremamente impopolare tra le truppe. La cucitura è un buon modo per riconoscere i modelli del periodo della guerra in quanto presentano una doppia striscia di cuciture attorno alla visiera e al cappello. I modelli successivi hanno invece una coppia di doppie strisce (4 strisce) di cuciture.


Elmetti

Il modello M1 prodotto negli anni ’60 aveva un profilo più basso rispetto all’elmetto M1 della seconda guerra mondiale. Per il resto il modello era rimasto immutato. Il sottogola, in due parti, era, quasi sempre, agganciato attorno alla parte posteriore dell’elmetto. Sono molti gli elmetti del periodo che sono disponibili. Per riconoscerli quelli del periodo della seconda guerra mondiale hanno la ”falda” saldata sulla parte anteriore mentre quelli del periodo della guerra di Corea e del Vietnam hanno la ”falda” saldata sul lato posteriore. La cinghia dell’elmetto deve avere impressa sopra una piccola insegna con un ancora. Se li indossate durante le vostre sessioni li troverete molto pesanti da indossare … ma li dovete usare.

L’imbottitura comprende un sistema di sospensione a sei punti realizzato con strisce di cotone e dotato di tre cinghie regolabili. La fascia interna che lo fa aderire alla testa è collegata al sistema di sospensione. Ci sono anche tre piccoli fibbie attaccati all’interno dell’imbottitura ed usati per agganciarvi la cinghia della nuca. Le cinghie dell’imbottitura del periodo vietnamita sono fissate con rivetti mentre quelli del periodo successivo hanno un sistema sganciabile.

Imbottitura ”Early”
Imbottitura ”Late”

Mitchell Leaf Camouflage

Il modello ”a foglie” Mitchell era un telino per la mimetizzazione ”distruttiva” realizzato utilizzando tinture naturali e sintetiche miscelate insieme. Il telino era reversibile ed era in verde e marrone per l’estate e primavera ed in tonalità marroni per l’autunno ed inverno. Per una mimetizzazione addizionale il telino era dotato di piccole aperture nelle quali si potevano inserire piccoli pezzi di vegetazione naturale. La fascia elastica dell’elmetto poteva essere usata per tenerla al suo posto. Oggi è possibile comprare un telino con delle scritte o disegni impressi sopra. Questi graffiti erano l’espressione di identità e delle opinioni personali del singolo soldato. Se scegliete di scrivere dei vostri graffiti fate attenzione ad usare graffiti appropriati al periodo e al servizio ed, inoltre, tenete presente che saranno visti da tutti. Quindi cercate di ”controllarli” un poco. I telini più facili da trovare sono quelli del periodo 1970-1975. Quelli degli anni ’60 sono ancora in giro ma sono molto difficili da reperire. Se avete un telino in cotone ritorto è stato sicuramente prodotto durante gli anni ’60. Ad ogni modo i primi telini prodotti sono marchiati con il FSN (Federal Stock Number). Il FSN è presente solo sui telini iniziali, quelli successivi hanno il marchio con il DSA, però anche in questo caso avete un telino degli anni ’60. Notate che molti di questi telini furono prodotti dalla Minneapolis Society for the Blind.


Headband

La Headband era un cinghia ricoperta in pelle e fornita di sei clips di metallo e di una fibbia usata per appendervi ed aggiustare la Headband all’imbottitura. La clip si bloccava attorno al sistema di sospensione che veniva sistemato attorno all’interno dell’elmetto. La parte aperta della clip può essere fissata in alto, quando la cinghia è sulla vostra testa. Regolare la fascia sulla vostra misura, prima di indossare l’elmetto, è semplice.


Helmet Band

Era una cinghia elastica in cotone sistemata attorno all’elmetto. Era progettata per tenere al loro posto la vegetazione in modo da fondere l’elmetto con il terreno circostante. In Vietnam era invece più comunemente usata per tenere al loro posto alcuni accessori personali quali: sigarette, carta igienica, repellente per insetti oppure caricatori di riserva.

Nape Strap

1st Pattern Nape Strap oppure Neckband Era una cinghia studiata per essere attaccata alla parte posteriore dell’imbottitura e dare sostegno al collo. Aveva una fibbia per regolare la Headband.
2nd Pattern Nape Strap La Neckband era una cinghia con un lungo nastro per la regolazione cucito ad ogni estremità più un nastro corto, sempre per la regolazione, cucito al centro. Progettata per venire utilizzata con l’imbottitura modello 2nd Pattern aiutava a sostenere l’elmetto nella parte posteriore della testa, impedendo che scivolasse sulla fronte o sul volto.

Sottogola

Era una striscia di cotone attaccata ai lati dell’elmetto, utilizzando una chiusura dotata di bottoni a pressione. Comunemente era agganciata sulla parte posteriore dell’elmetto. Il sistema di chiusura era progettato per sganciarsi nel caso l’elmetto subisse una pressione impropria, in questo modo offriva una certa protezione dall’effetto ”colpo di frusta” (una pressione eccessiva a causa di una esplosione oppure se l’elmetto veniva afferrato o restava impigliato costringendo la testa del soldato a piegarsi verso la parte posteriore). C’è un sottogola differente per i paracadutisti che era progettato per mantenere fermo l’elmetto sulla testa del soldato durante il lancio (vedi sotto).

Segue …..

Fonte

L’articolo originale si trova alla pagina http://david.brubakers.us/Vietnam/index.html Si ringrazia l’autore per l’autorizzazione alla traduzione

Fonti Fotografiche

Le foto sono dell’autore, salvo diversa indicazione sulla versione originale, e sono parte dell’articolo. Si ringrazia l’autore per la concessione all’uso.