Nozioni storiche sui vestiti di un Cavaliere Templare e non – G. Scartezzini

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Nozioni storiche sui vestiti di un Cavaliere Templare e non – G. Scartezzini

[b][size=x-large][color=000099][font=Arial]NOZIONI STORICHE SU I VESTITI DI UN CAVALIERE TEMPLARE E NON[/font][/color][/size][/b]

[i][b][size=large][color=000099][font=Arial]Autore: G. Scartezzini[/font][/color][/size][/b][/i]


La vestizione di un Cavaliere del XII-XIII secolo iniziava, da quella che oggi definiamo biancheria intima. Era pressochè uguale per tutti i ceti sociali ed è rimasta praticamente invariata per secoli.

LA BRAGA era il primo indumento indossato, allacciato alla vita con corda o fettucce, il tessuto era in canapa o lino. LA CALZA o CALZABRAGA, ricopriva tutta la gamba ed era allacciata alla Braga; il tessuto era di lana più o meno pesante; Poteva avere o no un piede. Sopra a questi, veniva indossata una TUNICA, in lino o canapa. E fin qui era uguale, pur nella differenza dei tessuti, per tutti.
Per meglio proteggersi, indossava poi un giubbotto imbottito (quello che poi piu tardi diventera’ nel sec xv il vero e proprio gambeson).
Sopra, una cotta di maglia detta usbergo chiamato con questo nome solo in epoca medievale, esso è diretta evoluzione della classica cotta di maglia, di ben più antica origine: essa pare sia infatti un’invezione di area celtica, presto adottata poi dai vicini Romani e da tutte le popolazioni di area mediterranea. Nella sua forma medievale, chiamata appunto Usbergo, essa raggiunse dimensione sempre più considerevoli, arrivando a coprire parti del corpo che la cotta di maglia delle epoche più antiche tendeva a proteggere con altre forme di armamento che nell’alto medioevo erano cadute in disuso per motivi puramente tecnici o culturali.
L’Usbergo consisteva quindi in una lunga cappa di maglia ad anelli di ferro (anche questi nel tempo subirono modifiche sia di dimensione che di spessore) che proteggeva efficacemente dai colpi fendenti di arma da taglio, non altrettanto da ben assestati colpi di punta o contusioni. L’usbergo, a causa della sua scarsa rigidità, non era infatti una difesa efficace contro i colpi più violenti e, per tale motivo, veniva sempre vestito sopra una tunica imbottita … e infine una lorica con le insegne araldiche. Guanti ad anelli di metallo completavano il tutto.
Successivamente si aggiungeranno nel XIII sec spallacci e schineri.
Per quanto riguarda i Templari, lasciamo stare per favore visioni più o meno Fantasy del loro abbigliamento. Troviamo nell’ordine 3 classi principali: Cavalieri, Cappellani e Sergenti. Poi ci erano gli Scudieri, i Fratelli di Mestiere, cioè gli artigiani, agricoltori, muratori, scrivani, etc. oltre ai Turcopoli, (sorta di Legione Straniera), mercenari arruolati fra gli autoctoni. Tutta questa guarnigione era distribuita in più dipartimenti: in Terra Santa (Gerusalemme, Terre di Gerusalemme, Tripoli, Antiochia, Cipro, Armenia) ed in Europa (Germania, Francia, Inghilterra, Italia, Penisola Iberica e Ungheria). Il loro abbigliamento era stabilito in funzione di due criteri: la gerarchia dei Cavalieri Templari nell’Ordine del Tempio e la loro posizione geografica (per le condizioni climatiche). Ma, in generale e come vedremo più avanti, c’era una certa uniformità nell’abbigliamento e tutto era previsto nella loro bisaccia.
Le stoffe potevano essere rivestite internamente di pelle d’agnello o di montone ma mai con ricche e comode rifiniture.ne borchie o fibbie dorate erano ammesse.
La loro divisa diviene ufficiale, senza tuttavia la croce patente rossa, a partire dal Concilio di Troyes e fu ornato da questo tipo di croce nel 1145. C’è da notare dunque che Hugues de Payns, fondatore dell’Ordine, non portò mai questa croce poiché morì nel 1136 quindi attenzione ragazzi quando facciamo un figurino……
In una ottica di rigore, toccava al fratello drappiere evitare che gli invidiosi e i maldicenti avessero da eccepire qualcosa sugli abiti del convento. Egli doveva vigilare scrupolosamente affinché gli abiti stessi non fossero né troppo lunghi, né troppo corti, ma della giusta taglia di coloro che li dovevano portare. Era in questo modo, e la regola lo ricorda, che si guadagnava la ricompensa di Dio; ciò che colpisce nel testo è che questo valorizza la vita interna e quotidiana del Tempio: non c’erano né piccole cose né umili compiti che non interessassero a Dio e non tendessero al benessere e alla salvezza di ciascuno. E allora si comprende meglio la sorta di orgoglio che si provava nell’appartenere all’Ordine, anche solo in qualità di muratore o di pastore.
In funzione dei viaggi e delle minacce di guerra con i Musulmani, i Cavalieri Templari avevano un guardaroba composto da numerosi elementi. Per l’abbigliamento, un “usbergo”: tunica a reticolo di cuoio intrecciato, con le maniche e munita di un cappuccio che avvolge la testa e lascia scoperto solo il viso. In seguito, l’usbergo verrà fabbricato in maglia di ferro. Quando il Cavaliere Templare non lo indossava, lo metteva dentro un sacco di cuoio o dentro una rete fatta di maglia di ferro. Esisteva anche il “giaco”, cioè una cotta senza maniche, che era più spesso assegnata ai fratelli sergenti. Più leggero dell’usbergo, non prevedeva la protezione per le braccia. A ciò si aggiungeva “un paio di brache di ferro”, gambali composti di maglia di ferro che si allacciavano dietro i polpacci al fine di proteggere la gamba ;le brache di ferro non avevano sempre l’avampiede. Esisteva inoltre il “cappuccio da guerra” che consisteva in una protezione fatta di maglie fissate da allacciature, che racchiudeva la testa del fratello del tempio e ricadeva sulle spalle. Essa veniva posta sotto l’”elmo” o il “cappello di ferro”. Quest’ultimo era un casco dai bordi ribattuti, che chiudeva la testa ed era utilizzato talvolta al posto dell’elmo. Quest’ultimo poteva essere conico (durante il XII secolo) oppure piatto (fine XII ed inizio XIII secolo), e lasciava il viso scoperto nel XII secolo. Tuttavia, proteggeva la fronte, la testa, gli occhi, il naso e le guance. In seguito, l’elmo prende l’aspetto di un casco cilindrico. Dotato di fori per la vista e la respirazione, poi rinforzato di due lamelle rivettate a forma di croce, ricopriva tutta la testa. Per portare l’elmo, il Cavaliere Templare doveva avere i capelli corti e la barba rasata come è stabilito negli statuti della Regola dei Poveri Cavalieri di Cristo, al capitolo XXVIII : “Della superfluità dei capelli. Bisogna che tutti i fratelli, soprattutto quelli della Magione, abbiano i capelli tagliati, i modo che appaiano, davanti e dietro, regolari e decenti. Si osserverà inviolabilmente la stessa regola per la barba i baffi, affinché nulla appaia superfluo e ridicolo”.
Un ammortizzatore piazzato attorno al cranio, come una sorta di ciambella in tessuto era destinato ad assorbire gli urti dell’elmo. Una cotta d’arme chiamata talvolta “camicia di sopra” era portata sopra la camicia all’inizio del XIII secolo.
Durante le battaglie, dopo aver indossato l’usbergo di maglie, il Cavaliere Templare infilava la cotta d’arme sopra quella di maglie, per impedire ai raggi del sole di scaldare l’usbergo e preservarlo dalla ruggine. La cotta di colore bianco, era blasonata (armata) con la croce rossa del Tempio all’altezza del petto, vicino al cuore. Senza coprire le braccia, larga sul collo, essa scendeva fin sotto al ginocchio ed era tagliata per non ostacolare le gambe del soldato a cavallo. La tunica si accorcia verso il 1250 e verrà in seguito rinforzata con piastre all’altezza delle spalle. Il Cavaliere Templare la portava sempre con la sua cintura ed il suo budriere. Delle spalliere, che potevano essere di diversi materiali, vennero aggiunte nel corso del XIII secolo. Per quanto riguarda gli speroni, la Regola ci rivela al capitolo XXXVII, che “Noi non vogliamo assolutamente che appaiano, in nessun modo, né oro, né argento, che risaltino la ricchezza dei particolari, ai morsi o ai pettorali, né agli speroni, né alle briglie, e non sarà permesso a nessun fratello di acquistarne. Se si tratta di vecchi ornamenti donati per carità, che si oscuri l’oro e l’argento, in modo che il loro splendore e la loro lucentezza non sembrino agli altri un atteggiamento di arroganza. Se vengono donati da nuovi, che il Maestro ne disponga come gli piacerà”. Delle scarpe completano l’equipaggiamento
Per il Cavaliere Templare l’abbigliamento da combattimento consisteva in una tunica d’arme (cotta d’arme o sopravveste che avvolgeva anche la testa), le spalliere e le scarpe d’arme. Qualche cronaca ci parla dei Cavalieri Templari che combattono vestiti di un mantello e di spalliere; è quindi possibile supporre che questo mantello potesse essere quello che portavano i fratelli (il mantello bianco o bigello) a meno che l’autore non si riferisca alla cotta d’arme che designa la tunica di stoffa o pelle che si infilava sopra l’usbergo di maglie al fine di impedire al sole di scaldarlo o alla pioggia di penetrarlo.
Per armamento, si consegnava loro soprattutto una “spada” a una mano dritta, a doppio filo e a punta arrotondata; la punta arrotondata ci induce a pensare che venisse usata solo di taglio. Poi, uno “scudo”, generalmente triangolare costruito in legno (spesso di pioppo), imbottito all’interno, ricoperto di cuoio all’esterno, leggermente ricurvo ai lati, dritto in alto con gli angoli arrotondati, portato a bandoliera e talvolta rinforzato con lamelle chiodate. Era blasonato della croce del Tempio. Alla fine del XII secolo, lo scudo misurava 1,50 m di altezza. Seguendo la tendenza dei combattenti laici, all’inizio del XIII secolo le sue dimensioni diminuirono al punto che alla fine di questo stesso secolo misurava 0.60 m x 0.60 m. Questo scudo è rappresentato sul sigillo del Tempio con i due cavalieri sullo stesso cavallo. La “lancia”, fabbricata di preferenza in legno di frassino, di carpine o di melo, aveva l’asta che non superava i tre metri e terminava con un ferro a losanga o a forma di foglia di salice a due fili. La Regola al capitolo XXXVIII precisa che le lance e gli scudi non dovevano avere coperture (custodie). La “mazza turca” era poco impiegata dai cristiani a causa della suo caratteristica di arma da “villani”. Tuttavia, contro i Musulmani, i Cavalieri Templari utilizzarono anche quest’arma costituita da un lungo manico di legno e di un pezzo di metallo contundente situato all’estremità. Riguardo l’arco e la balestra, Marion Melville dichiara “Se essi vogliono organizzare delle gare di tiro con l’arco o con la balestra, non devono mettere in palio che cose di poco conto che non costino denaro, quali i picchetti per la tenda, o una lanterna scoperta … E ogni fratello del Tempio può scommettere contro un altro, con la sua balestra, dieci pezzi di candela senza permesso ma niente di più; e non più di questo può perdere in una giornata. E può mettere in palio la sua falsa corda della balestra al posto dei pezzi di candela; ma non deve mai abbandonare la corda durante la notte senza permesso”.
Infine, essi ricevevano un’”ascia” per spaccare la legna e tre coltelli: il “coltello d’arme” (o pugnale o daga), che era un’arma a due tagli e a lama larga che veniva portata al fianco destro con l’impugnatura in avanti, il “coltello da taglio” utilizzato per tagliare il pane ed infine un “temperino”, piccolo coltello a lama dritta, per utilizzo in varie occasioni.
Quindi attenzione ai vari …..falsi storici!!!! ………

Bibliografia:
Osprey: Knights of Jerusalem
Osprey: God’s Warriors
Il grande libro degli ordini cavallereschi. Epopea e storia