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The Sovereign of the Seas – R. Larocca

[b][size=xx-large][color=000099][font=Arial]THE SOVEREIGN OF THE SEAS[/font][/color][/size][/b]

[i][b][size=x-large][color=000099][font=Arial]Autore: R. Larocca[/font][/color][/size][/b][/i]


Nel 1635 re Carlo I avvertì il desiderio di possedere una nave più grande e splendida di tutte le precedenti e si rivolse a Phineas Pett.

All’epoca il figlio di Pett, Peter,dirigeva il cantiere navale di Woolwich, e padre e figlio dopo aver attentamente esaminato numerosi progetti e modelli, crearono quello che sarebbe divenuto il gioiello di famiglia: il [i]Soverign of the seas[/i], che va annoverato tra le più straordinarie navi della storia. Tanto il suo aspetto quanto il suo nome evocavano l’antica pretesa inglese di dominare i mari,che finalmente ora cominciava a tradursi in realtà. Il veliero era ornato da poppa a prua di sculture dorature al cui confronto il [i]Prince Royal[/i], con i suoi leoni rampanti appariva spoglio.
Sulla prua la statua del sovrano anglosassone Edgar calpestava trionfante sette re celti prostrati ai suoi piedi, mentre un cupido romano attraversava la scena cavalcando un leone.
La poppa aveva bassorilievi raffiguranti Ercole e Giasone.Le fiancate e le paratie erano ornate da cariatidi,unicorni e draghi,alternati ai segni dello zodiaco. All’altezza del ponte intermedio correva un fregio con cannoni e moschetti dell’epoca e spade, asce, armature, trombe, tamburi, bandiere e stendardi medievali. Infine il Sovereign of the seas aveva a poppa una gigantesca lanterna che svolgeva sia una funsione pratica che decorativa.
Il Sovereign of the seas costò l’enorme cifra di 42.000 sterline il doppio della somma usata all’epoca di re Giacomo per realizzare il [i]Prince Royal[/i].
Per la costruzione furono disboscate due intere foreste scozzesi,con il relativo malcontento dei Lord conservatori dell’epoca.
Ancora una volta i Pett avevano compiuto un grande balzo in avantiquanto alle dimensioni: il Sovereign of the seas arrivava a 1500 tonnellate,e la sua lunghezza totale era di 70 metri.
Una volta completata,la nave fu armata con 104 cannoni di vari calibro e gittata, 25 colubrine e 56 spingarde completamente di bronzo,vale a dire un complesso di artiglieria che consentiva di sparare più di una tonnellata di metallo in un unica micidiale fiancata.
Per manovrare in battaglia questo gigante erano necessari circa ottocento uomini.
Talmente era la sua massa la sua potenza non che la sua bellezza,che gli olandesi, rivali di sempre degli inglesi la ribattezzarono il Diavolo d’oro.
Verso la fine del secolo però,quando altre navi cominciarono ad avvicinarsi alle sue dimensioni, il Sovereign inizio’ la sua vera carriera di nave da guerra e nel maggio 1692, cinquantacinque anni dopo il varo, combattè splendidamente contro i francesi nella battaglia di Barfleur.
La sua fine,nel 1696, non avvenne in battaglia ma per una disattenzione: la nave brucio’ a causa di una candela lasciata accesa da un cuoco nella cabina.
Con le sue dimensioni, il suo armamento ed il suo indubio valore il Sovereign non avrebbe affatto sfigurato al fianco del valoroso Victory dell’ammiraglio Orazio Nelson e degli altri 100 cannoni nell’epocale battaglia di Trafalgar nel 1805 contro le forze navali Franco/Spangole.