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M3A1 Scout Car

M3A1 SCOUT CAR Spesso mi capita di rovistare tra le tante scatole di montaggio acquistate con il passare del tempo alla ricerca di un nuovo modello da realizzare….e spesso decido di acquistarne di nuovi appena immessi sul mercato perché attratto dalla qualità della realizzazione o per una mimetica accattivante……(chissà quanti psichiatri farebbero fortuna se qualcuno di noi modellisti decidesse di farsi visitare!)……ma torniamo a noi……Questa volta la mia attenzione si è rivolta proprio su dei vecchi modelli della Italeri riproducenti la Scout Car e un serbatoio d’acqua montato su ruote. Un po’ di storia…… Il progetto di questo veicolo da ricognizione inizia nel 1930, ma solo nel 1934 vede la luce un prototipo denominato T-7 seguito poi dalla realizzazione dei altri 76 veicoli conosciuti come Scout Car M1. Con lo sviluppo del progetto ora provvisto di un apparato radio, di una mitragliatrice e sedili per 6 passeggeri il veicolo viene battezzato con la sigla M3 e consegnato all’ US ARMY e, durante gli anni della seconda guerra mondiale,verrà utilizzato anche da Inglesi, Russi e Canadesi essendo stati prodotti dalla White Motor Company oltre 21.000 esemplari.

Il modello
La decisione di costruire questo kit che ha ormai quasi 20 anni è data dal desiderio di rivalutare questi modelli che a dispetto degli anni e delle tecniche di stampaggio dell’epoca, non sfigurano affatto con le produzioni moderne e che, con un attento lavoro di modifica e dettaglio, a volte possono dare grandi soddisfazioni……
La prima cosa da fare quindi è reperire più documentazione possibile consultando libri e riviste, ma soprattutto cercando su Internet ogni notizia o foto disponibile come nel mio caso.
Dopo aver studiato attentamente le varie parti che compongono il modello e analizzando le foto del mezzo reale ho stilato un elenco delle modifiche da apportare durante il montaggio e che si possono così sintetizzare:
# gli interni sono stati dettagliati con l’utilizzo delle fotoincisioni della Eduard per quanto riguarda il piano antisdrucciolo e la parte anteriore dell’abitacolo e ricostruendo in plasticard la paratia posteriore interna con l’aggiunta di 14 bulloni realizzati con il Punch & Die
# realizzazione delle portiere anteriori sempre in plasticard da 0,3 cm dettagliandole con bullonatura interna ed esterna, fotoincisioni e maniglie in filo di rame
# profilato il parabrezza con plasticard ed aggiungendo la relativa bullonatura
# dettagliata la rotaia della mitragliatrice con nuova profilatura e bullonatura
# ricostruita sempre in plasticard la paratia interna che divide la postazione di guida dal comparto posteriore poiché di disegno errato come proposto dall’Italeri
# Le pareti esterne del mezzo sono state rese completamente lisce eliminando la bullonatura poiché posizionata in modo errato e ricollocati 73 bulloni per le paratie laterali e 42 per quella posteriore seguendo la giusta collocazione come evidenziato dalle foto del mezzo reale ed effettuata un’incisione a metà ruota sulle paratie laterali
# ricostruiti in plasticard i passaruote posteriori poiché assenti nel kit
# il paraurti anteriore è stato dettagliato con l’aggiunta di nuove molle in filo di rame arrotolato, fotoincisioni e rinforzi superiori e bullonatura in plasticard
# dettagliato il contenitore della batteria presente sul predellino destro con l’aggiunta di profilature e bulloni
# aggiunta sulle paratie esterne 28 maniglie in fotoincisione
# riproduzione dell’antenna con plasticard tondo per l’affusto aggiungendo all’estremità superiore una base di antenna di un kit Tamiya.

Questi sono i principali interventi per migliorare il kit, mentre, per dettagliarlo al meglio, sono state sostituite le mitragliatrici con quelle in resina della Verlinden, le attrezzature di bordo con quelle della Collector Brass e l’equipaggiamento presente nella parte posteriore e appeso alle pareti esterne utilizzando elementi in resina della Royal Model e Verlinden.

Terminato il montaggio ho scelto di riprodurre un mezzo utilizzato dall’esercito Americano durante l’invasione della Sicilia nel luglio del 1943 caratterizzato da uno schema mimetico impiegato per l’Operazione Husky sovrapponendo al classico Olive Drab grandi macchie ondulate in Earth Yellow.

La pittura
Come mia consuetudine questa fase ha inizio con l’applicazione ad aerografo di una base di colore più scura aggiungendo in questo caso all’Olive Drab della Tamiya del Nato Black insistendo soprattutto nelle zone inferiori e più in ombra del modello ed enfatizzando con questa mescola le linee di giunzione delle varie parti del mezzo, seguito poi da un primo passaggio del solito Olive Drab, da un secondo mescolando all’ XF62 del Dark Yellow, per terminare aggiungendo una maggiore quantità di XF60 aerografando al centro dei pannelli e sulle superfici più alla luce, ricreando quindi un gioco di luci ed ombre per dare maggior volume al modello, altrimenti piatto.
Si procede nella pittura con l’applicazione delle macchie mimetiche che, in base alle foto d’epoca e ai profili pubblicati sul volume della Concord “U.S. Half-Track in combat 1941-1945”, hanno una forma ondulata e continua su tutte le parti esterne del veicolo. Per questo colore è stata utilizzata come base una mescola in parti uguali di desert yellow e dark yellow con l’aggiunta di alcune gocce di flat earth schiarendo poi in vari passaggi con l’applicazione di maggior quantità di desert yellow e flash, insistendo soprattutto nelle zone centrali della macchia.
Prima di procedere alla fase più divertente e che può rendere un modello diverso da altri, e vale a dire l’invecchiamento, sono state collocate le stelle americane di diverso disegno utilizzando i trasferibili della Archer “U.S. Military Vehicle Star” per le paratie laterali e “U.S. Star in Circe” per quelle presenti sul cofano motore, così come sono stati utilizzati per ricreare i codici d’identificazione presenti sui parafanghi.

Siamo giunti al momento in cui possiamo riporre il nostro fedele aerografo ed utilizzare i pennelli per dare vita,con vari metodi, al nostro modello e raccontare quindi le sue vicissitudini sui campi di battaglia.

Il primo passaggio che applico è dato dall’applicazione di vari filtri utilizzando smalti dell’Humbrol ( giallo, rosa, azzurro, sabbia e khaki ) diluiti al 95% con il suo specifico diluente che, in maniera appena percettibile, mi permettono di differenziare le varie aree del modello e nel contempo, armonizzano le precedenti mani di colore con variazioni delle tonalità meno accentuate; unica accortezza da seguire è quella di attendere sempre dopo ogni passaggio di colore la sua completa asciugatura!
Successivamente si dipingono con un pennello 000 i segni d’usura che generalmente si possono suddividere in due categorie: quelle meno pronunciate che riguardano lo strato di vernice superficiale e che lasciano trasparire il colore sottostante e quelle più profonde che possono essere riprodotte sulle parti più esposte come quelle in rilievo, angolari o dove è maggiore il calpestio dell’equipaggio. Per quelle superficiali ho perciò ricreato le scrostature sulle parti dipinte in earth yellow utilizzando l’olive drab della Vallejo che, scurito, può essere utilizzato anche sulle superfici dipinte nella stessa tonalità; per quelle più profonde ho usato invece il SS pardo Camouflage sempre Vallejo aggiungendo in alcuni punti del marrone rossiccio per ricreare zone di ruggine, enfatizzate in alcuni punti con dello smalto Humbrol cuoio marrone sfumandolo poi con l’aiuto del suo diluente.
Si prosegue quindi con il deterioramento della vernice impiegando colori ad olio di varie tonalità terrose che, picchiettati sul mezzo in maniera casuale, vengono poi sfumati e mescolati tra di loro aggiungendo inoltre una maggiore ricchezza cromatica al modello ed amalgamando i precedenti trattamenti.

Tutti questi procedimenti sono stati utilizzati anche per il serbatoio dell’acqua cercando però nel contempo di differenziarlo dalla Scout Car sia nel colore di base sia nel processo di invecchiamento.
Le modifiche effettuate sul modello sono state le seguenti:
#bracci anteriori ricostruiti in plasticard con relativa bullonatura
#ricostruzione dei cassetti, delle protezioni dei rubinetti e delle losanghe di rinforzo del piano di appoggio sempre in plasticard.
#ricostruzione del sistema di chiusura della botola superiore in plasticard e aggiunta della chiusura a farfalla della Grandt Line
#tubatura in plasticard e connettori di rinforzo in foglio di alluminio
#freno a mano e struttura delle luci di posizione in plasticard con piccoli cerchi sempre della Grandt Line
#struttura inferiore in plasticard e bullonatura relativa della Grandt line
#generosa quantità di stucco su tutte le giunzioni del serbatoio, poiché di difficile assemblaggio.
…..e con questo siamo arrivati al termine del progetto…… chiaramente il kit di partenza non è al livello delle opere d’arte con cui la Tamiya o la Dragon ci hanno sbalordito negli ultimi anni, però non credo faccia male ogni tanto ricordarci come era il modellismo negli anni ottanta anche per renderci conto di quanta strada è stata fatta dall’Uomo anche in questo piccolo ma meraviglioso mondo che è il nostro Hobby!
Buon modellismo!