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Alarico – M. Colombelli

→[b][size=xx-large][color=000099][font=Arial]ALARICO[/font][/color][/size][/b]

[i][b][size=x-large][color=000099][font=Arial]Autore: M. Colombelli[/font][/color][/size][/b][/i]


Nato nel 370 circa, dalla nobile stirpe dei Balti, Alarico era cresciuto lungo le frontiere dell'impero romano. I Balti, secondo lo storico Iordanes, era la più nobile delle famiglie dopo quella degli Amali.

Balto ha pressappoco lo stesso significato di audax e quindi Alarico proveniva da una antica famiglia nobile tra le più temerarie ed audaci.Fu comandante o, secondo alcune fonti, re dei visigoti (forse nel 400). Come tutti i goti era cristiano, ma dell’eretica setta di Ario. Servì nell’esercito romano a capo di un reparto goto nella battaglia del Frigido nel 394, sostenendo per primi e con gravi perdite l’assalto delle truppe dell’usurpatore Eugenio in lotta con Teodosio. Ritenne di non essere stato adeguatamente ricompensato per i servigi resi e per tale motivo invase nel 396, saccheggiandole, i Balcani e la Grecia, senza incontrare resistenza. Numerose furono le città che furono devastate e quelle che furono risparmiate, come Atene, dovettero pagare un pesante tributo. Viene raggiunto da Stilicone ed accerchiato presso Faloe, in Arcadia, ma riuscì a sfuggire in Epiro, forse aiutato dagli accordi che stava maturando con la corte di Costantinopoli e che lo portarono a essere nominato magister militum per Illirycum nel 398. Dopo aver devastato il territorio assegnatogli, fu spinto a rivolgere la sua attenzione verso le ricche terre dell’occidente romano e agli inizi del 401, dopo aver attraversato le Alpi Giulie, sfondò le linee difensive nel veneto, dilagando nella pianura padana. Ma Alarico aveva sottovalutato le capacità dei Stilicone, che radunato un potente esercito nelle province, piombò sull’accampamento gotico a Pollenzo. La battaglia combattuta il 6 aprile del 402, vide la sconfitta di Alarico che fu costretto a ripiegare verso Verona dove fu nuovamente raggiunto e sconfitto. Rimasto con pochi uomini riuscì a salvarsi fuggendo nell’Illirico. Dopo le grandi invasioni subite dall’Italia nel 407, Stilicone cercò di convincere Alarico a combattere nelle file dell’esercito romano, con il conferimento di una carica imperiale.

Tale situazione preoccupò il senato romano, che non si fidava di Alarico e non condivideva l’idea di avere un pericoloso nucleo barbarico nel cuore dell’impero. Per tale motivo Onorio licenziò le truppe di Alarico, liberandolo da ogni impegno. Poco dopo aver ricevuto tale comunicazione, nell’inverno 407-408 Alarico partì da Aemona e giunse in Italia, devastando il Norico e minacciando lo stesso Onorio, al quale chiedeva il rispetto degli impegni presi. Stilicone difese la sua posizione in senato riuscendo a strappare il consenso al pagamento di 4000 libbre in oro. Alla morte di Stilicone (408) Alarico raggiunse l’Italia, per rinnovare la richiesta del rispetto dell’accordo sottoscritto con il generale vandalo. Ma Onorio si rifiutò. Alarico non si trovava di fronte alcuna resistenza, alcun valido comandante, nessuna legione, e potette imperversare per due anni in Italia. Suo desiderio era quello di avere il comando dell’esercito imperiale, un ricco donativo in denaro e viveri e il permesso di stanziarsi con il suo popolo nel nord-est dell’Italia. Onorio sprezzante rifiutò ogni concessione e Alarico assediò per tre volte Roma, andandosene le prime due volte con un ricco riscatto pagato dagli stessi romani, e saccheggiandola infine il 24 agosto del 410 per tre lunghi giorni. Si spinse poi verso sud fino in Calabria, portando con se Galla Placidia, la sorella di Onorio, forse nel tentativo di raggiungere l’Africa, ma la sua flotta venne distrutta da una tempesta. Lo stesso Alarico morì poco dopo per una violenta febbre. Secondo lo storico goto Giordane, il suo corpo venne sepolto nel letto del fiume Busento, deviato per l’occasione, insieme al suo cavallo, vicino Cosenza.