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Benvenuti a Skoganvarre – Fabio Mosca

-[b][size=xx-large][color=000099][font=Arial]BENVENUTI A SKOGANVARRE[/font][/color][/size][/b]

[i][b][size=x-large][color=000099][font=Arial]Autore: Fabio Mosca - Traduzioni di Roberto Rusconi[/font][/color][/size][/b][/i]


Per noi appassionati, immergersi nella storia è qualcosa di eccezionale;

La mappa mostra dove si trova la località Skoganvarre

La disposizione dell’ospedale da campo

Per chi ci riesce, la descrizione delle varie costruzioni (vedi foto precedente)

ritrovare sul campo ciò che vediamo abitualmente nelle foto d’epoca o nei musei ha un sapore diverso. Non sono i quattro mattoni o i due pezzi di ruggine ad essere importanti ma è ciò che quel sito rappresenta, ciò che si riesce ad immaginare che da importanza. Le condizioni di vita, la fatica, la sofferenza, le voci, il via vai di mezzi, tutto è molto più vero di una semplice descrizione trovata su un libro di storia. Nel mio recente viaggio in Norvegia mi sono imbattuto fortunosamente in uno di questi siti. Era un ospedale da campo tedesco.Una bella escursione immersa in ciò che restava di questo ospedale compresa una “bellissima” carcassa di un camion tedesco. Le foto si commentano da sole.

La descrizione in inglese del sito – la traduzione è sotto

Benvenuti a Skoganvarre, al Lasarettmoen (ospedale da campo) e le rovine di uno dei più grandi ospedali da campo costruiti durante la seconda guerra mondiale. L’ospedale fu costruito a Banak, presso il Porsangerfjord,dove erano situate le strutture portuali tedesche. Durante il conflitto Banak fu il più grande aeroporto dell’Europa Settentrionale. Lasarettmoen, insieme ad altri ospedali da campo, servì parte del fronte tedesco in Unione Sovietica nonché le forze tedesche impegnate nel Finnmark e nella Finlandia settentrionale.
Oggi le cose sono sostanzialmente come i soldati tedeschi le lasciarono nel 1944 quando, ritirandosi, diedero fuoco a tutto quello che poteva bruciare e fecero saltare in aria parte delle strutture. Cespugli, alberi e piante nascondono fuliggine, ceneri, carboni; i metalli sono stati corrosi dalla ruggine. Tuttavia, ancora oggi un giro attorno all’area può dare un’idea di come era questo posto una volta.

Seguendo un percorso di 600 metri ci si imbatterà in molte cose che suggeriscono quali sofferenze la guerra porti alle persone. Allo stesso tempo si possono trovare anche i segni dei tentativi di alleviare questa sofferenza: letti, stoviglie, pipe e vari tipi di fabbricati