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La battaglia di Polgizze – G. Centanni

La battaglia di Polgizze è senz’altro uno degli episodi che diede ai soldati della Guardia Reale Italiana onore e gloria per il valore e l’eroismo dimostrato in battaglia. Un breve e tanto violento scontro che neanche il più abile scrittore avrebbe potuto trovare parole tanto appropriate quanto uno di coloro che vi presero parte.

“I Russi e i Montenegrini trovavansi tutt’ora concentrati a Cattaro e nei contorni. Gli Austriaci, comandati da Bellegarde, occupavano sempre le isole vicine in attenzione degli ordini della lor corte. Il combattimento di Castelnuovo, era stato l’unico ed ultimo fatto d’armi conseguente, accaduto su quelle desolate terre. Piccole scaramuccie , fucilamenti di poca entità, depredazioni reciproche, brevi ed incessanti allerte, ecco a che riducevansi fino alla metà di giugno, le operazioni della guerra Dalmatica.
A rompere questa specie di riposo, simile ad una tregua, mossersi i Russi il 16 giugno 1807 uniti ai Montenegrini, ai Bocchesi e ad altri popoli, insorti a loro favore. Fecero dessi in tal giorno uno sbarco sulla costa della contea di Polgizze, grossa terra fra Spalato ed Ulmissa. Uno sciame di piccoli legni armati, decorati della bandiera di S. Giorgio e di S. Marco, costeggiavano il littorale. Una quantità di emissarj circolavano per il paese, distribuendo armi e denari, ed eccitando gli abitanti ad un’aperta insurrezione.

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Non appena il generale Teodoro Lecchi, residente in Spalato, ebbe saputo lo sbarco ed il fermento destato in Polgizze , che seguito soltanto dai veliti e dai carabinieri della guardia reale italiana, si recò in quella terra. Senza prender riposo, assalirono tosto queste truppe le truppe nemiche. La resistenza incontrata fu altrettanto feroce, quanto l’impeto dell’attacco. Ma la guardia italiana ardeva del nobil desio di vendicare le atrocità commesse dai Montenegrini, contro dei sventurati,  caduti isolatamente e per disgrazia nelle loro mani. Cosi guidata ed animata dalla cruda memoria, non vi fu ostacolo, che affrontasse, abbattesse e superasse. Polgizze fu presa a viva forza; le case dei principali capi dei ribelli incendiate, e le bande sbarcate disperse e inseguite, vennero per la maggior parte trucidate, meno le truppe Russe a cui fu dato quartiere. I pochi armati nemici, che scamparono ai colpi degl’Italiani, trovarono la loro salvezza nel corso, nel noto, e nel pronto raccoglier che i bastimenti ne fecero. La vittoria riuscì così rapida e completa, che i reggimenti francesi, spediti poco dopo in soccorso degl’Italiani, non ebbero nulla che fare.
Le truppe franco italiane riunite com’erano, per i rinforzi ricevuti, proseguirono ad avanzarsi. Il giorno 14 attaccarono esse a Cloback un’ altro numeroso stuolo di nemici. Quattrocento Montenegrini e Russi, e fra questi ultimi il maggiore Desabrazow, rimasero estinti: 55 uomini, e tre cannoni, mandati poi a Ragusi, restiro in potere dei vincitori. Si rinnovò la pugna il 16 coll’attacco di Gracow. Assalito il paese, e superato dopo disperata resistenza, fu dato alle fiamme.
Salvi i prigionieri Russi, si fucilarono gli abitanti sorpresi colle armi alla mano.
Dopo tali combattimenti si rivolsero le truppe franco italiane verso Almissa, restandone una porzione sotto Castelnovo. Anche Almissa fu espugnata non senza gloria e ostinazione d’ambo le parti. In queste differenti fazioni non pochi bravi si meritarono distinti elogj dai generali, e ricompense dal sovrano.
Guerra orribile fu questa. I Montenegrini tucidavano in modi orrendissimi i prigionieri, indi, recise le teste, gettavanle nel campo dei loro commilitoniche inorridivano  a quel truce spettacolo. I Franco-Itali perseguitavano sui monti per le loro tane i Montenegrini, e quando non li potevano avere, per essersi in queste ultime cacciati e nascosti troppo addentro, ne li facevano uscire a guisa di fiere col fuoco e fumo, per soggiacere quindi al castigo meritatosi colle loro crudeltà”.