Trafalgar, 1805 – R. Larocca
10 Giugno 2008
Little Big Horn, una “DIVERSA” ricostruzione dei fatti – F. De Petrillo
25 Giugno 2008
Show all

La nave di Gokstad – A. De Lellis

[b][size=xx-large][color=000099][font=Arial]LA NAVE DI GOKSTAD[/font][/color][/size][/b]

[i][b][size=x-large][color=000099][font=Arial]Autore: A. De Lellis[/font][/color][/size][/b][/i]


La parola Vichingo probabilmente deriva da vik che significa baia, e raggruppa tutte quelle popolazioni scandinave che tra l’ VIII e l’XI secolo erano dedite alla pirateria (anche se questa era concentrata più verso le coste che non in mare aperto).

Tutti sappiamo generalmente quanto lontano si spinsero questi audaci marinai e guerrieri e oggi con certezza si può affermare che per primi arrivarono sul continente Americano, esattamente nel Terranova sulle coste Canadesi,molto prima della spedizione di Colombo, e lì instaurarono addirittura un villaggio (Anse aux Meadows). Questo strepitoso viaggio è stato anche ripercorso con delle copie di navi vichinghe che ha confermato, quanto ll’avanguardia potessero essere per l’epoca queste imbarcazioni.
Uno di questi meravigliosi esempi di architettura navale è la nave di Gokstad, che prende il nome dalla località del ritrovamento ed oggi conservata nel museo di Oslo. Solo nel guardare a occhio nudo l’imbarcazione, si può avere la sensazione, di quanto potessero essere veloci queste imbarcazioni. Lo scafo quasi “planante” con il tipico fasciame sovrapposto offriva oltre ad una buona idrodinamica, un basso pescaggio che permetteva ai vichinghi di muoversi con una certa disinvoltura tra i fiordi, sfruttando anche la doppia prua nelle manovre, e soprattutto nello spiaggiamento durante gli attacchi. Queste navi, erano armate con una velatura molto semplice, costituita da un singolo albero e vela quadra, che evidentemente però, veniva sfruttato al massimo attraverso le conoscenze dei venti e delle correnti di questi formidabili navigatori. La vera forza motore di questa imbarcazione, era però costituita dalle 15 file di remi che con l’ausilio di un equipaggio di 35 uomini, spingeva la nave. La nave di Gokstad, aveva la chiglia ricavata da un unico albero di quercia, che si stima doveva essere alto 25 metri.
Questa nave era quasi interamente costruita in quercia, contava un numero di 16 linee di fasciame sulla costola centrale. I bordi alti sui fori dei remi, offrivano un’adeguata protezione durante le lunghe traversate. La lunghezza totale di circa 21 metri per una larghezza massima di circa 5 davano luogo ad un dislocamento di circa 11 tonnellate. La chiglia era leggermente incurvata nel centro, dove affondava di circa 30 cm in più rispetto al resto dello scafo, per favorirne la manovrabilità.
Altra particolarità erano le stesse tavole di fasciame, anche queste ricavate da un pezzo unico di quercia, sovrapposte e unite tra loro attraverso la caratteristica chiodatura a chiodi ribaditi.
Non si è a conoscenza della carriera che abbia avuto la nave di Gokstad, infatti il suo ritrovamento è dovuto al fatto che il suo ultimo utilizzo fu quello di imbarcazione funeraria come era tradizione tra queste popolazioni, ma sicuramente vederla in acqua deve essere stata una grande emozione.