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La Cavalleria pesante tardo Romana – C. Antonucci

[b][size=xx-large][color=000099][font=Arial]LA CAVALLERIA PESANTE TARDO ROMANA[/font][/color][/size][/b]

[i][b][size=x-large][color=000099][font=Arial]Autore: C. Antonucci[/font][/color][/size][/b][/i]


Durante i secoli dell’impero i romani impararono a copiare molte cose dalle armi e dalle armature dei loro nemici. Ad esempio la cavalleria romana già nel 2° secolo dopo Cristo, adattò l’armatura pesante per i cavalli usata dai popoli orientali come i Parti, i Persiani, i Cinesi ecc…

Questa armatura che proteggeva completamente cavallo e cavaliere, era chiamata in latino cataphractus. Era variamente composta da lamine o squame di ferro, bronzo oppure cuoio. Il cavaliere che utilizzava tale protezione era detto cataphractarius. Se era armato anche di arco e frecce alla maniera orientale -oltre che di lancia e spada- veniva detto clibanarius (dalla parola clibanus che significa “fornello”. Particolarmente ben equipaggiati erano i cavalieri romani durante il tardo impero; cioè nel periodo che va dal 3° al 5° secolo dopo Cristo; il clibanius cioè il fornello era tutto chiuso e caldo, proprio come la pesante armatura dei cataphractarii. Abbiamo due bellissime descrizioni degli storici latini che ci possono fornire un’immagine viva: Tali cataphractarii e clibanarii erano unità di cavalleria molto pesanti suddivisi in alae oppure vexillationes e servivano come “punta d’urto” nelle battaglie equestri. Il loro utilizzo come sfondamento era certamente efficace; d’altra parte il loro handicap si verificava nell’essere poco manovrieri, “pesanti appunto”, quindi persino vulnerabili al combattimento ravvicinato; ed inoltre le cavalcature, per quanto allenate, si stancavano dopo una o due cariche!

Interessante è il resoconto della partita che fecero i cavalieri della schola scutariorum clibanariorum allorché vennero a Roma nel 357 dopo Cristo con l’imperatore Costanzo II. Ammiano Marcellino, storico latino del periodo ed ufficiale dell’esercito, parla di “clibanarii” che portavano maschere ed erano equipaggiati con corazze e cinture di ferro…. I loro fianchi erano coperti interamente da protezioni di placche circolari che si adattavano perfettamente al corpo (dis.1). Poi oltre alla guardia personale dell’imperatore, descrive proprio quei cataphractarii che cavalcavano vicino al carro trionfale dell’imperatore medesimo. Tali cavalieri recavano insegne imperiali a forma di draghi (dracones) fatti di porpora e ricamati in oro; ed attaccati su aste dorate decorate di gemme. Essi portavano corazze ed elmi dorati e splendenti, con scudi decorati e pennacchi sugli elmi (dis.2).

Come si vede gli spunti modellistica per lavorare su qualche pezzo ci sarebbero tutti; anche per ottenere un buon effetto visivo! Poi sotto l’armatura i cataphractarii portavano splendide uniformi in oro e gemme (dis.3). Molto efficace è la testimonianza di un altro cronista tardo-romano che nel V secolo, durante l’impero di Onorio ed Arcadio parla di “uomini coperti di ferro; in quale terra nascono cavalli di metallo?” (cioè coperti di armatura pesante). “Il dio Lemno ha forgiato nel ferro statue viventi?” Ossia questi cataphractarii avevano l’aspetto di statue, di “robot metallici” essendo completamente scafandrati. “Come l’uccello di Giunone (pavone) decora le brillanti creste dei loro elmi, o come le armature d’oro sulle schiene dei loro cavalli, le sciarpe di seta rossa sulle loro forti spalle le ornano!”

Purtroppo a livello modellistica non mi sembra ci sia molto riguardo ai cataphractarii romani o di altra nazionalità. La produzione attuale di soldatini offre solo il catafratto in 75mm della Sovereign che va abbastanza bene per il cavallo, mentre necessita di un sacco di modifiche per il soldatino.

Poi c’è il vecchio catafratto in 54mm della Nemrod Design che è copiato dal clibanus partico del libro Osprey “Rome’s(3) Partnians and Sassanid Persians” tavola C1. Personalmente ci sto lavorando su, per ottenere proprio un cataphractarius della guardia dell’imperatore Costanzo II, con l’insegna del drago.

Sarebbe ora che le ditte modellistiche producano qualcosa di nuovo al riguardo, magari seguendo le indicazioni degli “addetti ai lavori”.